Stangata benzina, la protesta: «È una speculazione, ora basta»

La rabbia di automobilisti e motociclisti ai distributori di carburante: impossibile andare avanti così Il Codacons presenta un esposto alla Procura di Chieti: rincari enormi, ora un’indagine sugli importi
CHIETI. La stima è di un 40% in più da inizio anno per il diesel e di un 20% in più sulla benzina. L’aumento esponenziale dei carburanti allarma e inizia a far cambiare consolidate abitudini anche in città. La macchina resta sempre più in garage, meglio l’autobus o il motorino, se non addirittura, per chi può, la bicicletta, meglio ancora se elettrica. E soprattutto, il rifornimento “servito”, la comodità di restare in auto mentre si occupa di tutto il benzinaio, rimane sempre più un’abitudine per pochi. Molto più gettonato il self service. «È una bella mazzata», dice Luca Di Michelangelo, di Chieti, mentre fa rifornimento nella centralissima stazione di via Asinio Herio, «non so se è colpa della guerra, il sospetto è che quando parlano di sanzioni alla Russia alla fine sono sanzioni anche per noi. La benzina è alle stelle, ma anche gli altri beni di consumo sono rincarati tantissimo. Servirebbe un organo di controllo sui prezzi a livello nazionale, anche per evitare eventuali speculazioni. Se continua così sarà l’Italia, non la Russia, ad andare in default. Il nostro Paese è da tempo in recessione e non riusciamo a invertire la rotta: ricordo la generazione dei nostri genitori che ha saputo rialzarsi dal disastro della guerra, noi però sembra che non siamo capaci di riprendersi», conclude non senza un attimo di scoraggiamento.
«Il gasolio in un attimo è passato da 1.7 a 2.99 al litro, non ci si crede», aggiunge Roberto Mantini, di Chieti, mentre fa rifornimento al self service del distributore Carpiù, vicino al centro commerciale Il Centauro, «sono 30 centesimi in più al litro nell’arco di pochi giorni. Se va avanti così non la prendiamo più la macchina».
Il self service è abbastanza gettonato, il via vai di auto è abbastanza continuo. «Qui i prezzi sono un po’ più contenuti, ma sono comunque esagerati», dice Romeo Moratti, di Chieti, mentre fa rifornimento alla sua Honda 750, «ormai si è capito che la guerra è solo un pretesto: ne hanno approfittato per alzare i prezzi. Semmai, i rincari dovuti alla guerra dovranno ancora arrivare».
Alzato il cofano della sua splendente Fiat 500 gialla Abarth, tirata a lucido e ben tenuta solo come un appassionato di macchine d’epoca sa fare, anche Cesare Di Blasi, di Pescara, fa rifornimento al self service: «Un pieno, che per questa auto corrisponde a 20 litri», dice, «io prima lo facevo con 25 euro, oggi ne spendo minimo 35. Le ragioni del rialzo non credo siano da attribuire al conflitto russo-ucraino. Sicuramente c’è qualcosa di strano, qualcosa che non quadra: è una speculazione bella e buona. Ricordo qualche giorno fa sono venuto qui a fare rifornimento e, trovandomi a ripassare di qui, ci sono tornato anche la mattina dopo e, nell’arco di una notte, c’era stato un rialzo di 3 centesimi. Ho chiesto spiegazioni al gestore, ma non mi ha saputo dire nulla».
Propende per la tesi della speculazione anche Marcello Caruso, di Chieti: «Non so cosa sia successo, ma certamente è una speculazione», dice, «ho fiducia in chi ci governa e spero che si riesca a fare qualcosa, magari il taglio delle accise di cui si parla. Dobbiamo per forza avere fiducia nelle istituzioni, non ci sono altre soluzioni».
Proprio sulla scorta di tutti questi dubbi si è mossa l’associazione di consumatori Codacons, che ha presentato un esposto alla procura di Chieti, alle altre procure abruzzesi e all’Antitrust per chiedere di indagare sugli enormi rincari dei prezzi dei carburanti e su possibili speculazioni in atto a danno di consumatori e imprese. Sarà quindi la magistratura, anche nella nostra regione, a intervenire sull’escalation senza sosta dei listini dei carburanti. Benzina e gasolio venduti oggi nei distributori, considera il Codacons, sono stati acquistati mesi fa, a prezzi sensibilmente inferiori.
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