Stellantis, altra cassa integrazione I sindacati chiedono un incontro

31 Maggio 2024

Fim-Cisl e Uilm-Uil scrivono alla direzione aziendale per esaminare le ragioni dello stop di un mese Manzi: preoccupazione per la concorrenza interna dalla Polonia. Nanni: impatto forte sull’indotto

ATESSA. Un incontro di esame congiunto per discutere le ragioni che hanno portato l'azienda a richiedere ulteriori due settimane di cassa integrazione. È la richiesta da parte delle segreterie regionali di Fim-Cisl e Uilm-Uil alla direzione aziendale di Stellantis Europe Atessa dopo la comunicazione che la cassa integrazione parziale interesserà in tutto mille dipendenti e un mese di lavoro, rispettivamente dal 10 al 23 giugno per 380 operai e 20 impiegati e dal 24 giugno al 7 luglio per 570 operai e 30 impiegati. I dipendenti verranno contattati individualmente dal proprio responsabile.
La motivazione data per la decisione intrapresa dall'azienda è un sensibile calo produttivo sul fronte dei veicoli cabinati e di quelli cosiddetti a passo corto, ma già da tempo lo stabilimento dei record procede a rilento. Nelle scorse settimane il rallentamento era stato giustificato con il passaggio dal vecchio al nuovo modello, il My24, e aveva comportato il rientro nei plant di provenienza di 100 trasfertisti. A pagare le immediate conseguenze di una produzione al rallentatore già da qualche settimana è sicuramente l'indotto: molte fabbriche devono fare i conti con riduzione delle ore di lavoro e probabilmente, a ricasco, attivare ammortizzatori sociali come cassa integrazione o contratti di solidarietà. Nel periodo di cassa integrazione parziale la produzione passerà dai 1.260 dello scorso anno nello stesso periodo a 870 furgoni al giorno.
«La preoccupazione è alta», interviene il segretario Uilm Chieti-Pescara, Nicola Manzi, «la carenza di commesse ha due spiegazioni: il passaggio dal vecchio al nuovo modello che ha di suo un costo superiore, cosa che ha indotto i concessionari a fare ulteriore richiesta del vecchio veicolo. Altra ragione è legata alla questione dell'elettrico: c'è molta incertezza sul mercato dell'auto, cosa che sta portando a questa contrazione nell'acquisto del Ducato. Per lo stabilimento ex Sevel c'è sempre la questione Polonia», prosegue Manzi, «una concorrenza interna che sta sicuramente ridistribuendo in quota parte il mercato che in Europa prima era esclusivamente di Sevel. Ricordo che la Polonia compete con noi anche per l'elettrico e per i progetti di motori a idrogeno si sta parlando di realizzarli sia in Francia che in Polonia, ma non in Italia. Come Uilm teniamo alta la guardia sulla cassa integrazione e, da nostre previsioni, se ripartirà il mercato si passerà in autunno da 1.250 a 970 furgoni al giorno perché entro l'estate verrà fermata la verniciatura vecchia».
«Il calo produttivo di Stellantis desta preoccupazione tra i lavoratori», commenta Amedeo Nanni, Fim-Cisl Abruzzo e Molise, «per questo abbiamo chiesto un confronto con l'azienda per comprendere le cause e cercare soluzioni sostenibili che proteggano i posti di lavoro e promuovano la ripresa industriale. Come Fim Cisl, pensiamo che se la situazione della ex Sevel non vedrà una ripresa a breve termine, l'impatto maggiore potrebbe essere particolarmente sentito dall'indotto presente in Val di Sangro e non solo e fondamentale per l'economia locale e abruzzese».
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