Stellantis, scioperano Usb e Slai Cobas «Qui tanta angoscia»

9 Novembre 2024

Alla protesta davanti all’ex Sevel anche i sindaci della vallata Pasquarelli: temiamo il presente. Spoltore: molta ambiguità 

ATESSA. È il primo Natale, da molti Natali a questa parte, che nello stabilimento dei furgoni commerciali leggeri Stellantis si va in ferie per le feste con il peso della cassa integrazione sulle spalle e sui portafogli. Un anno diverso e drammatico si chiude nella ex Sevel di Atessa dove, per circa cinque mesi, si è fatto ricorso agli ammortizzatori sociali ininterrottamente, prima per una parte dei dipendenti, poi per tutti e ora ancora per un massimo di 1.500 lavoratori. E a parlare del corto circuito tra la ex fabbrica dei record e un gruppo industriale che sembra sordo ad ogni appello e di una rivoluzione epocale sul fronte dei veicoli a motore endotermico, sono scesi ieri davanti ai cancelli i sindacati Slai Cobas e Usb che hanno chiamato a raccolta i sindaci del territorio, lavoratori e movimenti politici.
«Abbiamo organizzato questo presidio», spiega Giordano Spoltore, coordinatore Slai Cobas Chieti, «perché ad oggi siamo ancora più consapevoli del persistere della crisi, che non è solo generalizzata e congiunturale, e che per Atessa sta riguardando una vera e propria delocalizzazione produttiva, ormai in atto da alcuni anni. Oggi si sta scientificamente testando di produrre ad Atessa 700 furgoni al giorno con 1.500 operai in meno. Il resto della produzione lo farà Gliwice, in Polonia, tant'è che la produzione dei furgoni non è scesa, ma solo divisa tra due stabilimenti. Per questo siamo qui: non sono più tollerabili le ambiguità e le anomalie di Stellantis, ad Atessa si rischia di passare da uno stabilimento modello ad uno simile a tutti gli altri». «Temiamo non solo il futuro», interviene Romeo Pasquarelli, Usb Chieti Pescara, «ma soprattutto il presente perché sono mesi che andiamo avanti con la cassa integrazione e Stellantis ha perso negli ultimi anni quasi 2mila posti di lavoro, una voragine che si abbatte anche sull'indotto. Qui ad Atessa non ci sono stati e non ci sono investimenti per produrre furgoni elettrici. Non solo, sappiamo che altrove si sta scommettendo anche sull'idrogeno, dal momento che nello stabilimento francese del gruppo con i soldi della Comunità europea si sta investendo in questa tecnologia. Bisogna fare qualcosa subito e il governo italiano deve proteggere i salari».
Presenti anche i sindaci e gli amministratori di Paglieta, Roccascalegna, Mozzagrogna, Rocca San Giovanni, Altino, Perano, Montenerodomo, Gessopalena e Villa Santa Maria. «Stellantis», fa notare il sindaco di Paglieta, Ernesto Graziani, «decide di produrre in Polonia perché gli aiuti sono maggiori e i costi di trasformazione inferiori rispetto a noi. La soluzione a portata di mano e più logica sarebbe quella di rendere competitivo il territorio, ma dopo la propaganda sulla rivoluzione in Arap oltre a un nuovo cartello e qualche luce in più non abbiamo visto altro e le strade continuano ad essere a pezzi. Anche il governo dopo aver tolto 4,6 miliardi dal Fondo nazionale automotive ha depotenziato la Zes, creando un calderone unico dove le competenze sono state diluite e annacquate». Presenti al picchetto anche gli esponenti provinciali di Pd, Leo Marongiu; Movimento 5 Stelle, Francesco Taglieri; Europa Verde Frentania, Rita Aruffo; Azione, Angelo Taraborrelli e Sinistra Italiana, Michele Marino.
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