Strangolò la madre dentro casa: rinviato a giudizio il figlio 64enne

23 Agosto 2023

Francesco Rotunno verrà processato: sei mesi fa, causò la morte dell’anziana con un laccio al collo La donna, disabile e quasi cieca, fu trovata sul suo letto: finora dall’accusato solo «Non ricordo»

CASOLI. A processo per l’omicidio dell’anziana madre. Francesco Rotunno, 64 anni, è stato rinviato a giudizio per la morte di Cesira Bambina Damiani, l’88enne di Casoli strangolata nella sua abitazione il 12 febbraio scorso. A sei mesi dalla tragedia, la procura di Lanciano ha chiuso le indagini e chiesto il rinvio a giudizio per l’uomo, rinchiuso nel carcere di Villa Stanazzo. Il gip Massimo Canosa ha accolto la richiesta del pm Serena Rossi per il giudizio immediato e ha fissato l’udienza al 10 novembre, quando si aprirà il processo in Corte d’assise a Lanciano.
L’OMICIDIO
È la sera di domenica 12 febbraio quando la badante scopre il cadavere di Cesina, come la chiamavano tutti, nell’abitazione di corso Umberto I a Casoli. L’anziana indossa il pigiama ed è distesa sul letto matrimoniale della camera del figlio, composta come una salma e con accanto ai piedi alcuni indumenti come un corredo funerario. Sul collo presenta evidenti segni di strangolamento. Sul posto si precipitano i carabinieri di Casoli e del Nucleo operativo della compagnia di Lanciano. In casa non ci sono segni di rovistamento né di forzatura sulla porta d’ingresso. Se fossero entrati dei ladri non avrebbero avuto motivo comunque di uccidere l’anziana, disabile non autosufficiente e praticamente cieca. I sospetti degli investigatori si indirizzano quindi fin dall’inizio sul figlio della donna, Francesco Rotunno, che vive con la madre ma in casa non c’è.
LE RICERCHE
Dell’uomo si sono perse le tracce dalle 13 circa, quando alcuni vicini lo avrebbero visto lasciare la casa. Sul tavolo della sala da pranzo i carabinieri trovano un foglietto strappato da un calendario con su scritto a penna: «Scusa a tutti». Parte la caccia all’uomo nelle strade del paese, fino a quando viene segnalato l’incendio di una rimessa della famiglia Rotunno, a poca distanza dall’abitazione di corso Umberto I. Ma il 64enne non è nemmeno lì. Viene rintracciato a metà serata, mentre vaga per strada con i polsi tagliuzzati, in seguito a un tentativo di suicidio, e in ipotermia. Dopo essere stato soccorso, Rotunno viene ricoverato in Psichiatria a Lanciano, da dove tre giorni dopo viene trasferito in carcere con l’accusa di omicidio volontario.
LE INDAGINI
Gli accertamenti e le testimonianze raccolte dai carabinieri fanno emergere un quadro inquietante. Cesira Bambina nell’ultimo periodo appariva deperita, tanto che il giorno dopo l’omicidio era previsto il suo ricovero in ospedale per accertarne lo stato di salute. La badante racconta agli investigatori che l’anziana non si lasciava più imboccare dal figlio, anzi serrava i denti quando Rotunno le avvicinava la forchetta alla bocca. Nell’ordinanza di custodia cautelare il gip ipotizza che per l’uomo la madre fosse diventata un «peso insopportabile», chiedendo accertamenti sull’ipotesi di percosse o di avvelenamento in atto. La perizia medico legale, affidata al dottor Pietro Falco e depositata a fine maggio, accerta la morte dell’anziana per asfissia meccanica, cagionata da strangolamento probabilmente con un laccio. Ma finora l’arma del delitto non è stata ritrovata. Rotunno, difeso dall’avvocato Silvana Vassalli, si trincera dietro silenzi e «non ricordo». Si ipotizzano problemi psicologici per lui, finora però non certificati. La sua verità, su quanto accaduto il 12 febbraio scorso, adesso potrà dirla davanti ai giudici.
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