Tangenti sul caro estinto, nuovo divieto di dimora

14 Novembre 2018

Il Riesame accoglie anche il secondo ricorso della Procura per due dei tre arrestati Ma i difensori portano il caso alla Corte di Cassazione: ormai è braccio di ferro

VASTO. Il tribunale del Riesame accoglie il ricorso della Procura di Vasto e dispone un nuovo divieto di dimora a Vasto per Antonio Recinelli e Luisito Lategano, i due ex dipendenti comunali indagati nell’operazione Eterno riposo, ma il provvedimento è sospeso in attesa delle decisioni della Cassazione a cui si sono rivolti i difensori dei due indagati.
Continua il braccio di ferro fra accusa e difesa. Il 12 novembre il tribunale del Riesame dell’Aquila ha emesso nei confronti di Recinelli e Lategano, accusati di attività illecite all’interno del cimitero di Vasto, un nuovo divieto di dimora. «Il provvedimento», dice l’avvocato Antonello Cerella, «non è esecutivo perché io e i colleghi Massimiliano Baccalà e Alessandro Orlando abbiamo presentato ricorso in Cassazione contro l’aggravamento dei provvedimenti nei confronti dei nostri assistiti. L’ultima parola spetta alla Cassazione».
Il tribunale del Riesame dell’Aquila ha tuttavia condiviso le richieste del procuratore capo di Vasto, Giampiero Di Florio, pubblico ministero del procedimento penale in corso, ripristinando nei confronti degli indagati non solo la misura del divieto di dimora ma anche il divieto di ingresso a Vasto senza l’autorizzazione del giudice.
Antonio Recinelli, Luisito Lategano e Franco D’Ambrosio sono accusati di induzione al pagamento illecito delle operazioni cimiteriali. I primi due sono finiti al centro del braccio di ferro fra accusa e difesa perché una volta ottenuta la libertà due mesi fa, incautamente tornarono al cimitero. «Non c’erano motivi per un aggravamento della pena solo perché Recinelli e Lategano andarono al cimitero», dicono i difensori.
La Procura di Vasto e il dirigente del commissariato, Fabio Capaldo, hanno acquisito diverso materiale probatorio e la vicenda si arricchisce di nuovi passaggi. L’audizione dei 14 indagati sui quali pende la richiesta di giudizio per aver beneficiato dei servizi dei necrofori, avrebbe rafforzato l’ipotesi accusatoria. Qualcuno degli indagati si è avvalso della facoltà di non rispondere, altri hanno confermato il malvezzo dei pagamenti illegali. Dopo gli interrogatori, nessuna della posizioni al centro delle indagini della polizia risulta essersi alleggerita. I riscontri e le verifiche che hanno fatto seguito agli interrogatori sono ancora in corso. Chi tra i 14 indagati ha parlato, ha fornito agli investigatori novità da approfondire. Gli interrogati, intercettati dalla polizia mentre dialogavano con gli arrestati, rischiano di pagare anche penalmente un comportamento che ritenevano una consuetudine.
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