Tangenti sulle pratiche auto: soldi, regali e favori agli amici Il pm: in 11 vanno processati 

Il funzionario teatino Domenico Di Primio finisce davanti al giudice per corruzione «Dai titolari di aziende e officine ha ricevuto anche olio d’oliva e revisioni gratis»

CHIETI. Un giro di tangenti per le pratiche auto. Il sostituto procuratore Giuseppe Falasca ha chiesto il processo per Domenico Di Primio, teatino di 69 anni, per tutti “Bruno”, funzionario della Motorizzazione civile di Chieti, nel frattempo andato in pensione, e altre dieci persone. Le mazzette, secondo l’accusa, sono consistite – oltre che in denaro – in regali, come quindici taniche di olio d’oliva, e favori, anche per parenti e amici. Il giudice Maurizio Sacco ha fissato l’udienza preliminare per il prossimo 4 aprile.
TUTTI I NOMI
Di Primio, ritenuto dai carabinieri della sezione operativa della compagnia di Pescara il personaggio principale di un sistema illecito andato avanti fino al febbraio del 2021, è accusato di «corruzione per l’esercizio della funzione e per atti contrari ai doveri d’ufficio» e di «falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici». I «corruttori», sempre in base alle accuse, sono Rosita Chiavaroli, 47 anni di Loreto Aprutino, titolare dell’omonima ditta che si occupa di disbrigo di pratiche automobilistiche, «con la quale Di Primio aveva anche stretto una relazione sentimentale»; Alessandro Zappacosta, 52 anni di Chieti, titolare di una ditta di autoricambi; Aimone Paolucci, 32 anni di Santa Maria Imbaro, amministratore di un’officina; Giovanni Anello, 61 anni, originario di Palermo e residente a Chieti; e Giammarco Carlone, 27 anni di Pescara. Maurizio Talanca, 57 anni di Pescara, è invece accusato di ricettazione di auto insieme a Primo Di Mastrogirolamo, 64 anni di Moscufo, al senegalese Modou Fall, 59 anni, e al messinese Antonino Galletta, 64 anni, entrambi residenti a Montesilvano. Nicola Delle Donne, 57 anni di Casalbordino, gestore di un’autofficina, è indagato per concorso in «falsità materiale e ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici». La Motorizzazione di Chieti è stata individuata come «persona offesa» e potrà costituirsi parte civile.
LE TANGENTI
Di Primio, che secondo la ricostruzione degli investigatori aveva una relazione con Chiavaroli, «si accordava» con la donna «conseguendo la promessa e la successiva ricezione di una stabile retribuzione per le consulenze e per l’agevolazione delle pratiche di immatricolazione e revisione di mezzi, stabilendo un canale privilegiato quanto ai tempi della loro prenotazione ed evasione». Spuntano anche altre tangenti. Di Primio, per esempio, avrebbe ricevuto 250 euro in contanti da Carlone e Anello per «avere compiuto atti contrari ai propri doveri di ufficio in relazione alla nazionalizzazione di un autocarro isotermico per il trasporto e la conservazione degli alimenti».
OLIO D’OLIVA E FAVORI
In cambio di 15 lattine di olio d’oliva da cinque litri ciascuna, consegnate da Paolucci, il funzionario della Motorizzazione, durante la revisione di un mezzo commerciale, avrebbe agevolato i tempi di svolgimento della pratica attestandone l’esito positivo nonostante l’assenza di strisce bianche riflettenti e le indicazioni posteriori dei limiti di velocità a 70 e 80 chilometri orari. Per l’immatricolazione in Italia di un automezzo di una ditta «priva della documentazione estera necessaria a tal fine», Zappacosta – che aveva inoltrato la pratica – avrebbe promesso e fatto conseguire a Di Primio revisioni gratuite per i suoi mezzi e per quelli di amici e familiari.
FALSE REVISIONI
Il principale imputato è finito nei guai anche perché ha attestato, «contrariamente al vero», di avere riscontrato la regolarità della revisione di due autocarri e un furgone, svolta nell’autofficina gestita da Delle Donne, «nonostante non avesse preso parte alle prove relative al loro regolare funzionamento ed efficienza». Lo stesso trucco sarebbe stato usato per altri 14 automezzi, «dietro istigazione e accordo con una persona non individuata», malgrado Di Primio non avesse assistito «alle prove relative all’emissione dei fumi di scarico e alle prove di frenata eseguite sulla “pista di controllo”».
LA DIFESA
Gli imputati sono difesi dagli avvocati Carlo Di Mascio, Rocco Di Sipio, Antonello D’Aloisio, Marcello Cordoma, Bruno Gallo, Antonella Dragani, Alessandro Perrucci, Alberto Barba, Carlo Colantonio e Davide Memma. Nell’udienza di aprile il giudice decide se rinviare a giudizio le 11 persone finite sotto accusa o proscioglierle.
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