Tasse al massimo e tagli alle spese Il piano per salvare il Comune

Troppi debiti e contenziosi, ecco la lettera-allarme del dirigente alle finanze: «Non c’è più liquidità» Il sindaco Ferrara: «Disavanzo di 56 milioni, situazione drammatica. Dobbiamo intervenire in fretta»
CHIETI. Tasse comunali alzate al massimo; tagli al personale del Comune e decurtazioni agli stipendi dei dipendenti con «l’eliminazione di specifiche voci della retribuzione accessoria»; tagli alle spese e servizi ancora più ridotti. È questo lo scenario di Chieti per i prossimi tre anni. Una città affossata da un disavanzo di 56 milioni di euro: l’amministrazione Ferrara è pronta ad adottare la procedura del predissesto finanziario. Lo rivela una relazione di 28 pagine che il dirigente alle finanze, Franco Rispoli, ha inviato ai vertici del Comune e, per conoscenza, anche alla Corte dei Conti abruzzese.
ECCO LA RELAZIONE Un documento che mette nero su bianco che il Comune ha troppi debiti e contenziosi, incassa poco e viaggia dritto verso il fallimento. E se non si interviene in fretta, il Comune è destinato a finire in dissesto. «L’ente», spiega la relazione di Rispoli, «non è in grado di fronteggiare a breve termine lo squilibrio finanziario determinato soprattutto dal contenzioso definito con i tempi e i mezzi ordinari messi a disposizione dall’ordinamento vigente, atteso che il loro ammontare risulta eccessivo in relazione alle entrate comunali correnti». Il Comune non ha più soldi, dice il dirigente che ora mette in discussione le scelte finanziarie che hanno segnato la precedente amministrazione Di Primio: «L’ente patisce una grave carenza di liquidità ed è costretto a ricorrere costantemente all’anticipazione di tesoreria e all’utilizzo di fondi vincolati».
LACRIME E SANGUE Ma accedere al predissesto (procedura di riequilibrio finanziario pluriennale) non è una passeggiata e provoca conseguenze sui cittadini: il predissesto, spiega ancora la relazione, apre le porte ai finanziamenti dallo Stato (fondo di rotazione) ma a patto che il Comune si impegni a «deliberare le aliquote o le tariffe nella misura massima prevista», «alienare beni patrimoniali», «rideterminare la propria dotazione organica che non potrà essere variata in aumento per la durata del piano di riequilibrio». E, una volta ottenuti i finanziamenti speciali, è necessario sopportare anche altri sacrifici: meno soldi ai dipendenti del Comune; meno 10% nelle spese per i servizi; meno trasferimenti ordinari in arrivo dallo Stato; blocco dell’indebitamento.
FERRARA: UN DRAMMA «Dobbiamo confrontarci con una situazione molto più che critica, drammatica», avverte il sindaco Diego Ferrara che, pochi giorni dopo l’insediamento, ha nominato un gruppo di lavoro per passare al setaccio i conti. «Abbiamo, purtroppo, trovato un disavanzo di circa 56 milioni. Sapevamo di essere in una situazione finanziariamente difficile, ma mai avremmo immaginato una cifra di queste proporzioni. Gli altri numeri emersi e le azioni che metteremo in campo», dice Ferrara, «saranno presto illustrate alla nostra comunità, con la quale ci confronteremo». Il sindaco non annuncia che è pronto a imboccare la strada del predissesto ma promette: «Essendo responsabilmente alla guida della città, impiegheremo tutte le nostre energie per intraprendere iniziative e attività opportune per evitare ulteriori sacrifici per i cittadini, nonché per scongiurare il dissesto che, allo stato attuale, sembra un’ipotesi verosimile, vista anche la mancanza di rimedi avviati per cambiare le cose. Lavoreremo sodo, come stiamo già facendo da settimane, per restituire alla città non solo la capacità di programmare che necessita per crescere, ma l’occasione di risollevarsi, ritrovando il respiro che fin qui è mancato».

