Teateservizi, i revisori dei conti ai pm: «Comune in confusione, violata la legge»

L’allarme in un documento di 7 pagine: «Adottati atti illegittimi per tentare di rinviare il fallimento della società pubblica Decisioni prese anche a costo di compromettere il futuro dell’ente, ignorati i rilievi di tutti gli organismi di controllo»
CHIETI. «L’azione portata avanti dal Comune di Chieti pare contraddistinta dalla violazione di norme di legge, confusione amministrativa, insistenza nel tentativo di salvare (rectius, rinviare il fallimento) una società in house, anche a costo di compromettere il futuro riequilibrio dell’ente». I revisori dei conti scrivono alla procura e bocciano senza mezzi termini la strategia adottata dall’amministrazione guidata dal sindaco Diego Ferrara per mantenere in vita la Teateservizi, la società a totale capitale pubblico che si occupa della riscossione delle tasse e della gestione dei parcheggi. Il documento di sette pagine è indirizzato all’Organismo straordinario di liquidazione, nominato dopo la dichiarazione di dissesto, al primo cittaidino, ai consiglieri comunali, alla giunta, al commissario giudiziale di Teateservizi Cristiano Maria Corvi e, per conoscenza, ai pubblici ministeri, alla Corte dei conti (sia alla sezione controllo che alla procura regionale), all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e all’Autorità garante della concorrenza e del mercato (Agcm).
IL RICHIAMO
I revisori dei conti Andrea Ruggieri, Dario Di Donatantonio e Gianni Ciafrè rimarcano come il consiglio comunale abbia approvato a maggioranza il piano di risanamento di Teateservizi nonostante il parere negativo espresso sia da loro che dal dirigente del settore finanziario Celestina Labbadia. «Il Comune», si legge nel documento, «avrebbe dovuto valutare anche la sussistenza dei requisiti di legge per procedere a un nuovo affidamento in house alla Teateservizi, il cui contratto, in scadenza nel 2023, è stato prorogato fino al 31 dicembre 2028». La delibera in questione, secondo i revisori, è stata adottata dalla giunta «senza averne competenza». Poi, l’affondo: «Ciò che appare singolare agli scriventi è che si continuano a ignorare in toto i rilievi di tutti gli organismi di controllo. In nessun documento, infatti, si fa menzione alcuna, ad esempio, delle precise prescrizioni poste dalla magistratura contabile».
«ATTI ILLEGITTIMI»
In altre parole: si tratta di «atti illegittimi che si pongono in diretta violazione di norme basilari della disciplina sui contratti pubblici». E ancora: «Ciò che non è stato messo in evidenza né all’interno del piano concordatorio, né in nessun altro atto, come affermato più volte, è che non si rinviene alcun miglioramento in quella che è, o meglio dovrebbe essere, l’essenza dell’affidamento dell’incarico di servizio a questa società: incrementare le entrate del Comune di Chieti. Va sempre ricordato che il Comune è andato in dissesto in conseguenza della mancata riscossione dei propri residui attivi, soprattutto di quelli gestiti da Teateservizi».
I NUMERI ALLARMANTI
Nel piano concordatario, dicono i revisori dei conti, è «chiaramente affermato che il risanamento della società avverrà attraverso un maggior prelievo nei confronti del Comune, che è andato in dissesto riconoscendo un aggio del 2% alla società e che a dissesto dichiarato avrà dinanzi a sé la stessa società, che riscuoterà lo stesso volume di entrate ma con un costo maggiorato del 70%!!!». Esatto, non è un refuso: Ruggieri, Di Donatantonio e Ciafrè rimarcano il concetto con tre punti esclamativi. «Tale aspetto», proseguono, «è molto rilevante perché significa che vi è contezza sul fatto che la Teateservizi continuerà nella sua gestione, evidentemente non efficiente, e che questa potrà continuare a sopravvivere, a danno del Comune, grazie al previsto aumento dell’aggio che si prevede nel rinnovo contrattuale. Ciò incide anche sul predisponendo bilancio, che non si ha idea con quali risorse potrà garantire quelle misure necessarie a riportare in equilibrio l’ente». Ancora più chiaramente: «Fa specie che si stia tentando di risanare la società partecipata indebitando ancora di più l’ente proprietario della stessa, che ha creato la società con il fine di incrementare le proprie entrate e ridurre le spese».
I POSTI DI LAVORO
Infine, un nuovo richiamo: «L’equilibrio di bilancio degli enti locali, e nel caso di specie di quello del Comune di Chieti, viene prima di tutto il resto. Pertanto, il mantenimento in vita della Teateservizi deve essere funzionale al risanamento del Comune, e non viceversa, come appare invece dalla direzione che sta prendendo la procedura concordataria, rispetto alla quale gli unici aspetti trattati riguardano la salvaguardia dei posti di lavoro, pur importantissimi, e il consolidamento della società, evidentemente fine a se stessa». E ora il caso arriva sul tavolo della procura, che ha già chiesto il fallimento della Teateservizi.

