Teateservizi, la resa dei conti: società a rischio liquidazione

Marchetti fissa l’assemblea dei soci e scoppia la polemica. Lui si difende: «Va approvato il bilancio» Ferrara lo attacca: «Convocazione strumentale, noi vogliamo tutelare il futuro dei 40 lavoratori»
CHIETI . A Teateservizi è il momento della resa dei conti. L’amministratore sollevato dall’incarico Massimo Marchetti, ancora alla guida della società pubblica sino a quando non verrà scelto il sostituto, ha convocato per il 10 l’assemblea dei soci, vale a dire il Comune, con un ordine del giorno “esplosivo”. Due i punti più pericolosi: il primo riguarda l’approvazione del bilancio 2019 e, a seguire, la messa in liquidazione della società e successiva nomina dei liquidatori. «I due punti sono consequenziali: ho portato il bilancio all’approvazione», spiega Marchetti, «se non dovesse essere approvato non sono io che avvio la liquidazione, ma è quanto prevede la legge. È una conseguenza tecnica, ci sono i verbali del collegio sindacale che non lasciano scampo. Ho solo applicato le norme, nulla di più di quanto previsto dal codice civile».
L’approvazione del bilancio è a forte rischio, perché è in perdita, si stima circa mezzo milione. Ma Marchetti non ci sta: tra le cause del suo licenziamento c’è anche quella di non aver approvato i bilanci, di qui la forzatura per far approvare quello del 2019. Il sindaco Diego Ferrara non reagisce bene: «Il futuro di Teateservizi», dice, «non può essere scritto nella convocazione di un’assemblea dei soci fissata strumentalmente l’ultimo giorno di carica di un amministratore unico uscente. Né nell’ordine del giorno proposto ai soci che, di fatto, chiede la messa in liquidazione della società, senza un minimo di condivisione, né amministrativa, né politica con chi ha in mente soluzioni e provvedimenti diversi ed è preposto per legge a prendere decisioni in merito. La nostra intenzione è scritta nero su bianco sul Documento unico di programmazione approvato dal consiglio comunale a ottobre 2021 e che va in una direzione totalmente diversa, perché tiene conto di tutti i lavoratori, una quarantina fra quelli stabili e quelli a tempo determinato, per cui ci siamo impegnati in questi giorni».
Intanto la società pubblica si trova talmente in cattive acque che è stata costretta a prorogare il contratto ai precari solo per due mesi, sconfessando l’accordo sindacale firmato davanti al prefetto. A occuparsi delle sue sorti ieri è stata la commissione di vigilanza presieduta da Fabrizio Di Stefano (Lega). Una seduta che ha riacceso la polemica politica. «Ho chiesto espressamente», dice la capogruppo di Azione politica Serena Pompilio, «a tutti i consiglieri di maggioranza presenti, al sindaco presente e a Marchetti quali fossero le linee di indirizzo dettate da questa amministrazione sul tema della riscossione poiché tante volte in sede di consiglio comunale avevo chiesto al sindaco una risposta precisa e puntuale sull’argomento alla quale non ho mai avuto riscontro. Marchetti ha precisato che alcun indirizzo gli è stato indicato da parte dell’amministrazione nonostante le sollecitazioni da lui rivolte. Nessuna risposta ho avuto, invece, né dal sindaco che ha abbandonato la seduta né dai consiglieri presenti». Per il capogruppo di Forza Chieti Maurizio Costa, infine, «Marchetti è il capro espiatorio di una situazione grave e problematica che non è stato lui a creare».
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