Teateservizi, rischio liquidazione All’assemblea c’è la resa dei conti

Faccia a faccia tra il sindaco Ferrara e l’amministratore revocato Marchetti: è scontro sui debiti I sindacati attaccano, la Uiltucs: «Accordi non rispettati, illegittimo il ricorso al lavoro interinale»
CHIETI. All’assemblea generale dei dipendenti della società pubblica Teateservizi si presentano anche il sindaco Diego Ferrara e l'amministratore unico, licenziato dal Comune ma ancora al suo posto, Massimo Marchetti. E davanti a sindacati e lavoratori, intervenuti al completo, è stata una resa dei conti. Da una parte il Comune, che cacciando Marchetti lo ha accusato di non aver svolto bene il suo compito; dall’altra l’amministratore che intanto, si è saputo ieri, ha avviato la liquidazione della società. Una liquidazione, però, che al Comune non fa paura quanto l’udienza del 14 aprile per il fallimento della società. In mezzo a tutto questo ci sono i 37 lavoratori della società che si occupa di tributi, servizi cimiteriali e parcheggi a pagamento. Importantissimi servizi che ora sono a rischio.
I LAVORATORI I sindacati sono stati contenti di ospitare i rappresentanti del Comune: oltre al sindaco c’era anche l’assessore Enrico Raimondi, e l’amministratore della società, ma tutte le sigle hanno espresso la volontà di essere rese partecipi delle scelte su Teateservizi. «Non possiamo continuare a essere chiamati quando il morto è sul catafalco», ha detto con una metafora Smeraldo Ricciuti (Confsal Funzioni locali), presente insieme a Vincenzo Mennucci (Cisl Funzione pubblica), Mario Miccoli ed Ernesto Magnifico (Uiltucs), Marco D’Alessandro (Uil Fpl), e alla rsa al completo. La posizione più dura a livello sindacale è quella della Uiltucs: «Non c’è stata mai chiarezza», dice Miccoli, «e il susseguirsi di accordi sindacali mai rispettati lo dimostra. D’altronde, alla mia domanda se ci fossero i soldi necessari per ripianare i debiti di Teateservizi, il sindaco ha risposto che c’è la volontà ma non le risorse economiche. Ora stiamo valutando il da farsi con il nostro ufficio legale: gli accordi sindacali sono decaduti e l’azienda sta, dunque, somministrando in maniera illegittima la manodopera attraverso il ricorso al lavoro interinale».
IL SINDACO SBATTE I PUGNI Ferrara, in tono perentorio, sbattendo anche i pugni sul tavolo, apre l’assemblea ribadendo la volontà del Comune di tenere in vita Teateservizi. «La nostra priorità», dice, «è salvare la continuità delle attività di Teateservizi. I modi e gli strumenti giuridici per ottenere questo, li stiamo studiando con particolare attenzione, soprattutto dopo aver avuto notizia, solo alcuni giorni fa, dell’istanza fallimentare presentata dalla Procura. Un’istanza che, è necessario ribadire, non nasce affatto dal passivo di 409mila euro del 2019, che eravamo già pronti a ripianare, ma dai presunti passivi riscontrati dalla perizia della Procura. Quello che deve essere chiaro, è che la sorte della società è strettamente collegata alle sorti del Comune di Chieti e pertanto adotteremo tutte le soluzioni per mantenere la continuità dei servizi e anche dei livelli occupazionali».
FACCIA A FACCIA Marchetti apprende dopo la riunione che il Comune era pronto a ripianare le perdite di bilancio del 2019. Nell’ordine del giorno dell’assemblea dei soci convocata per il 24, l’amministratore unico aveva chiesto proprio la disponibilità del Comune a ripianare il debito, altrimenti avrebbe sciolto la società. Procedimento che ha già avviato: dai registri della Camera di commercio si evince che l'iter per lo scioglimento e la liquidazione della società è partito, ma al momento è sospeso. Marchetti attende la riunione del 24 per capire come procedere. Nel frattempo, nel primo faccia a faccia col sindaco, l’amministratore ricorda che ha cercato di far approvare il bilancio 2019 già dall’anno scorso. «Il Comune», dice Marchetti, «non ha mai voluto assumersi le sue responsabilità rispetto a Teateservizi». In assemblea ricorda anche che lui ha preso servizio durante il mese di agosto del 2019, la sua opera, dunque, poco c’entra con quel bilancio 2019 che non è riuscito a far approvare.
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