Tentò di strangolare la ex In aula il tentato omicidio

Lite tra fidanzati: lui la fece salire sulla sua auto per chiarire alcune cose La donna, secondo l’accusa, scampò alla morte per l’intervento di un passante
LANCIANO. L’avrebbe afferrata al collo e stretta per un quarto d’ora con l’intento di soffocarla. Con l’accusa di tentato omicidio è finito a processo, davanti al collegio, G.D.R., 38 anni di Lanciano. Per l’accusa, sostenuta in aula dal sostituto procuratore Anna Benigni, l’uomo, rappresentato dall’avvocato Gerardo Brasile, “avrebbe posto in essere atti idonei diretti in modo non equivoco a cagionare la morte di C.R., sua ex fidanzata, afferrandola al collo e stringendola con forza, e a lungo, con un braccio. Evento non verificatosi per l’intervento di un passante che riusciva a liberare la vittima dalla presa”.
Il tentativo di strangolamento sarebbe avvenuto il 22 novembre 2010 a Lanciano e a denunciarlo è stata la stessa vittima. La donna sarebbe stata avvicinata dall’ex fidanzato e invitata a salire in macchina con lui per parlare, chiarire delle cose. Ma, all’improvviso, lui l’avrebbe stretta al collo, addirittura per un quarto d’ora, come riportato dalla vittima che non riusciva più a respirare. Si sarebbe salvata grazie all’intervento di un passante che l’avrebbe liberata dalla stretta.
Da dimostrare in aula, sentendo anche i testimoni, queste affermazioni gravi visto che hanno portato a formulare l’accusa di tentato omicidio. Ad essere ascoltato dal collegio, presieduto dal giudice Francesco Marino, sarà anche il perito della difesa, il medico legale Viscardo Murri che nella prossima udienza, fissata al 1° aprile 2015 potrà illustrare la propria perizia in cui si indica, come spiega Brasile, “che la stretta non era idonea a procurare la morte della donna”. Insomma, più che un tentato omicidio sembrerebbe, almeno per la difesa, un violento litigio tra due ex fidanzati.
Nel tribunale frentano un altro caso di tentato omicidio approderà, lunedì 27 ottobre, dal giudice per le udienze preliminari. Quello di F.C., 42 anni di Atessa che nel febbraio scorso sferrò tre coltellate in un momento di raptus, alla madre 66enne. La donna si salvò perché il figlio non le colpì gli organi vitali. L’ultima condanna per tentato omicidio risale al 14 ottobre 2013. Due romeni accusati del tentato omicidio di due connazionali, a cui sferrarono due coltellate in una rissa, furono condannati a 10 ed 8 anni di reclusione. Ma la corte d’Appello, a maggio, ha derubricato il reato in lesioni aggravate, ridotto le pene e scarcerato i due cognati.
Teresa Di Rocco
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