Tornano le polveri dal sansificio

Poggiofiorito. Protestano i residenti dopo che la Sirolli ha ripreso l’attività: «Qui non si vive più»
POGGIOFIORITO. È durata solo un paio di giorni la tregua dagli odori pestilenziali e dai fumi e polveri che si levano dall’impianto Sirolli srl che essicca sansa e produce pellets per stufe e biocombustibili per caldaie lavorando sansa e faggio. In seguito a oltre una cinquantina di esposti da parte dei cittadini di Poggiofiorito e aree vicine, esasperati dalla presenza di polveri e di fumi, la Asl, su mandato del sindaco, Corino Di Girolamo, è intervenuta nei giorni scorsi con delle ispezioni su due locali adibiti a deposito di sansa, uno a Poggiofiorito e uno ad Atessa. La Asl ha quindi verificato che i problemi denunciati dai cittadini riguardo miasmi, molestie olfattive ed emissione di polveri, dipendevano dal tipo di sansa stoccata ad Atessa e ne ha quindi bloccato il trasferimento e l’uso. Ma la centrale non si rifornisce solo ad Atessa e quindi le attività sono prontamente riprese già da ieri, tra la rabbia e lo sgomento dei cittadini. Il problema che si pone ora è sapere che tipo di sansa si sta utilizzando nell’impianto dato che, secondo le testimonianze dei residenti, gli odori e le polveri, che lasciano tracce nere e si depositano ovunque, sembrano le stesse.
A chi compete questo controllo? Secondo il tecnico dell’associazione Nuovo Senso Civico, l’ingegnere Tommaso Giambuzzi che sta seguendo da tempo il caso, è la Regione che, tramite l’Arta (Agenzia per la tutela ambiente) dovrebbe effettuare controlli e campionamenti costanti. «La Sirolli srl», denuncia intanto Lorenzo Nanni, presidente del Comitato Aria Pulita della Marrucina, «continua a invadere l’aria con le sue polveri e i suoi fumi nauseanti nell’indifferenza delle istituzioni. Nonostante la sentenza del Tar numero 239 del 28 luglio 2016 abbia annullato le autorizzazioni Aua e del Suap del Comune di Poggiofiorito per la parte relativa alla gestione delle acque di prima pioggia (andavano smaltite come rifiuti e non è stato fatto, ndc)», prosegue il presidente del comitato, «ad oggi non sappiamo se e in che modo la Sirolli srl abbia ottemperato alle prescrizioni imposte dal Tribunale amministrativo. Questo, anche seguito di numerosi solleciti indirizzati a Regione, Arta, Asl e Comune di Poggiofiorito. Oltre 2mila residenti», prosegue Nanni, «sono costrette a respirare aria maleodorante, vomitevole, ventiquattro ore al giorno, tutti i giorni. I cittadini sono molto preoccupati poichè questi fumi non si disperdono nell’atmosfera, ma raggiungono la terra formando delle vere e proprie nebbie che spinte dal vento si muovono per diversi chilometri. Per questo chiediamo fermamente che le istituzioni intervengano al più presto per bloccare l’impianto. Non è possibile mettere a rischio la salute, il benessere e la qualità della vita dell’intera comunità marrucina per tutelare gli interessi economici di un’azienda».
Nel febbraio 2014 l’impianto era stato posto sotto sequestro dalla Forestale, su delega dell’autorità giudiziaria di Chieti, per violazioni al testo unico ambientale e al codice penale (immissioni nocive nell’atmosfera, nel terreno circostante e nell'acqua). Sono seguiti altri sequestri di sacchi di pellets e l’annullamento del Tar di alcune autorizzazioni.
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