Tra enoturismo e spiritualità, la “fontana del vino” sul cammino di San Tommaso

15 Gennaio 2026

È una delle ultime tappe per i pellegrini che affrontano il viaggio da Roma a Ortona. Dalla fonte sgorga Montepulciano. L’ideatore: «È un simbolo della nostra identità»

ORTONA. In Abruzzo, a pochi passi dal percorso che unisce le “case” di due apostoli, si trova una fonte speciale. Non ci sgorga acqua, ma vino rosso. La perla: è gratuita. Non è un miracolo eucaristico, non un prodigio divino, ma “solo” del marketing quello nella cantina Dora Sarchese di Caldari di Ortona. Una fontana aperta a tutti, a un chilometro dal cammino di San Tommaso – da Roma a Ortona, collega San Pietro alle reliquie del santo conservate in Abruzzo – che regala Montepulciano d’Abruzzo ai viandanti di passaggio. Una trovata che unisce tre fondamentali caratteristiche di questa terra: ospitalità, generosità e capacità di innovare. «Ormai è il simbolo del vino più identitario della regione», spiega Nicola D’Auria, proprietario della cantina Dora Sarchese e presidente del Movimento turismo del vino Abruzzo. E proprio della sfida dell’enoturismo per il settore vitivinicolo parla la prossima puntata di Zoom-storie dal nostro tempo, in onda stasera alle 23 su Rete8.

Basta guardare gli effetti sul flusso di turisti, per capire che la fontana di Montepulciano è una scommessa vinta. Siti e giornali di tutto il mondo, dal The Telegraph a Gq India, ne hanno parlato, migliaia di visitatori arrivano ogni anno in Abruzzo per potersi rinfrescare qui. Chi si ferma per un bicchiere, chi per scattarsi semplicemente un selfie, chi si innamora del prodotto e vuole acquistarlo. In una parola: un successo. Che nasce più di 10 anni fa, quando Dina Cespa e il marito, attraversando il cammino di Santiago di Compostela, si imbattono in quella che allora era l’unica fontana di vino al mondo, la “fuente” di Arreguy, città della regione della Navarra. Da lì l’intuizione di fare qualcosa di simile in Abruzzo, vicino al cammino di San Tommaso.

«D’Auria all’inizio era un po’ scettico», racconta Dina, «ci ha chiesto di prenderci un po’ di tempo. Ma un mese dopo ha richiamato e ci ha comunicato che aveva deciso di costruirla. E così, nel giro di qualche mese, anche la nostra regione ha avuto la sua fontana del vino». Non è un caso che, tra tanti sentieri, sia stato scelto proprio quello che lega Roma a Ortona. Tra le altre cose, Dina – 70 anni, capelli biondi e occhi sorridenti – si occupa del Cammino di San Tommaso. Nato formalmente nel 2013, è un percorso di 315 chilometri diviso in sedici tappe che segue le orme del pellegrinaggio di Santa Brigida di Svezia che, tra il 1365 e il 1368, da Roma arrivò a Ortona per vedere le reliquie dell’apostolo conservate nella cattedrale della città. Per anni è stato curato gratuitamente da un gruppo di volontari, ma l’anno scorso l’associazione del Cammino di San Tommaso è stata tra le vincitrici del bando della Regione per la “valorizzazione dei cammini d’Abruzzo”.

Insomma, da un percorso dalle origini religiose a una fontana del vino, il turismo esperienziale oggi è un business che spazia su più fronti. Uno è sicuramente l’enoturismo. Tra dazi, contrazione del commercio internazionale e riduzione generale dei consumi, il vitivinicolo sta affrontando un momento di crisi. E allora ecco che il turismo del vino diventa una risorsa preziosa. «Attualmente incide su più del 20% del fatturato di un’azienda», spiega D’Auria, «e in futuro aumenterà ancora. Noi produttori di vino oggi dobbiamo saper fare un po’ di tutto». Anche improvvisare un prodigio.

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