Traffico illecito di rifiuti con 6 arresti: "I bambini? Che muoiano"

14 Dicembre 2017

L'operazione condotta dai carabinieri forestali su indagini della Dda di Firenze ha portato a sequestri nelle province di Chieti, Cuneo, Bologna e La Spezia per una presunta truffa di 4,3 milioni di euro alla Regione Toscana. Dalle intercettazioni telefoniche frasi agghiaccianti

CHIETI. Sei persone sono state arrestate dai carabinieri forestali, in esecuzione di una misura di custodia cautelare ai domiciliari disposta dal gip su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina, nell'ambito di un'inchiesta per traffico illecito di rifiuti. Tredici in tutto gli indagati e sette le imprese coinvolte. I reati contestati sono traffico di rifiuti, associazione per delinquere e truffa aggravata ai danni della Regione Toscana, quantificata in circa 4,3 milioni di euro. Nell'operazione coinvolti circa 150 carabinieri del comando per la tutela forestale in servizio in Toscana e nella province di Chieti, Cuneo, Bologna e La Spezia.

I rifiuti entravano ed uscivano dai cortili delle aziende specializzate, ma cambiavano solo le bolle di accompagnamento: da speciali e pericolosi diventavano “ordinari” e pronti per essere depositati in discarica. Ma in mezzo non c’era nessun trattamento. Alla faccia della Regione che non incassava le ecotasse, alla faccia dell’ambiente dell’alta Maremma, soprattutto alla faccia della salute degli abitanti. “Ci mancavano anche i bambini che vanno all’ospedale, che muoiano!” sbotta con la sua cadenza livornese uno degli indagati. “Mi importa una sega dai bambini che si sentono male” prosegue l’addetto intercettato, riferendosi alla vicinanza della discarica a una scuola. “Io li scaricherei in mezzo alla strada i rifiuti”. Un altro degli indagati, più allarmato, si lamenta di alcuni rifiuti tossici che sono stati portati in discarica, sempre senza essere trattati: “Mi ci hanno messo tre o quattro big bag tipo toner – dice – me lo devono dire quando fanno queste cose, bisogna parlarne”. Ma poi li accetta.

In provincia di Livorno è stato inoltre eseguito il decreto del giudice per le indagini preliminari fiorentino, di sequestro preventivo di tutti i beni aziendali di due importanti società operanti nel settore dei rifiuti: la Lonzi Metalli e la Rari. L'ordinanza del giudice per le indagini preliminari, oltre ad avere applicato le misure cautelari coercitive, ha disposto l'interdizione per un anno da qualsiasi attività professionale inerente il settore dei rifiuti per altri cinque indagati che attualmente rivestono cariche apicali presso importanti impianti di trattamento, discariche e società di trasporto rifiuti. Nelle discariche, compresa quella di Chieti, finivano stracci imbevuti di sostanze tossiche, filtri olio motore, toner di stampanti. In altri casi i rifiuti speciali – pericolosi e nocivi – venivano miscelati con altri, “mascherati” per abbattere i costi di smaltimento. Sono circa 200mila le tonnellate che secondo gli inquirenti sono state smaltite abusivamente in due discariche della provincia di Livorno tra il 2015 e il 2016. In questo modo l’ipotesi è che siano stati realizzati profitti illeciti per 26 milioni di euro, quindi con il mancato versamento di 4,3 milioni di euro di ecotasse alla Regione Toscana. L'attività d'indagine, iniziata dall'ex Corpo forestale dello Stato nel marzo 2015 per conto della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, è stata coordinata dal dottor Ettore Squillace Greco ora affiancato da Giulio Monferini e si è svolta con collegamento di indagini tra le procure di Firenze e di Livorno.