Tronchi e rifiuti Rischio esondazioni per il fiume Sangro

Timori nella zona del ponte che collega Lanciano ad Atessa Tullo (Ordine dei geologi): troppi conflitti di competenze

ATESSA. Il fiume Sangro non ha più le sponde. Nel tratto atessano, sotto il ponte che collega Lanciano alla zona industriale e ad Atessa, il fiume che dà il nome a un’intera valle si presenta senza argini e in pessime condizioni. E sono proprio gli argini la prima difesa contro lo straripamento dei corsi d’acqua in caso di piogge abbondanti o acquazzoni torrenziali, così come avvenuto di recente in Sardegna. Nei giorni scorsi, accompagnati da Nicola Tullo, presidente dell’Ordine dei geologi d'Abruzzo, il Centro ha effettuato un sopralluogo in uno dei numerosi tratti accessibili al Sangro per testare il pericolo di dissesto idrogeologico e le condizioni del corso d’acqua, uno dei più inquinati d’Abruzzo.

La zona è terra di nessuno. A pochi metri dal ponte ci si imbatte in discariche abusive con ogni genere di rifiuti. Disseminati lungo il percorso che porta alle sponde ci sono scarti edili, pneumatici, elettrodomestici, sacchi neri ricolmi di immondizia, mobili, poltrone, materassi. Anche il letto del fiume è ostruito da numerosi tronchi e legname. Tutto materiale che, in caso di piena, si trasforma in veri e propri proiettili contro i pilastri dei ponti decretando le tragedie di cui è piena l’intera penisola italiana.

«In Abruzzo», spiega Tullo mostrando i dati forniti dal ministero dell’Ambiente, «il 96,4% dei comuni ha problemi di rischio frane o alluvioni». La provincia di Chieti è poi un “sorvegliato speciale”: su 104 comuni ben 237 chilometri quadrati sono interessati da frane, dissesti e alluvioni. E lo stato dei fiumi come ad esempio il Sangro, non aiuta. «Mancano, a tutti i livelli, capacità di programmazione, manutenzione e prevenzione», spiega Tullo, «sui fiumi c’è tutto un conflitto di competenze mai sanato: nessuno sa se e dove intervenire». Lo dimostrano le discariche abusive lungo il Sangro: nessuno sa a chi appartiene il problema e come intervenire.

Anche l’erosione delle sponde si presenta come un problema importante. Il letto del fiume sotto il ponte di Atessa si è ingrossato ed esteso a tal punto che non esiste più un argine a separare la terra dall’acqua. Se ci si addentra lungo il sentiero si nota che gli argini cadono a strapiombo sul corso d’acqua che si ingrossa a seconda delle precipitazioni e del rilascio controllato di acqua della diga. A pochi metri dal fiume ci sono campi coltivati, strade, ponti, aree commerciali e industriali. Quant’è concreto il pericolo di un’alluvione? «Non ci sono grossi problemi per i comuni che sono abbastanza distanti dal Sangro», spiega Tullo, «ma chi può prevedere una tragedia come quella accaduta in Sardegna?».

Il segreto sarebbe la prevenzione, a cominciare dai piani di emergenza comunali: esistono? Chi li fa? Sono aggiornati? La popolazione ne è a conoscenza? L’Ordine dei geologi d’Abruzzo si è proposto di stilare un’anagrafe dei comuni e dei piani per capire se, in caso di emergenza, si è pronti a intervenire.

Daria De Laurentiis

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