Turchino crollato, assolti ex sindaco e tecnico

6 Novembre 2019

San Vito Chietino. La “macchina da pesca” decantata da D’Annunzio finì a pezzi in mare 4 anni fa

SAN VITO CHIETINO. Assolti perché il fatto non sussiste. Non ebbero responsabilità l’ex sindaco Rocco Catenaro e il dirigente del Comune di San Vito, Corrado Verì, nel crollo del trabocco del Turchino avvenuto nella notte tra il 26 e il 27 luglio 2014. Ma per il crollo sono finiti a processo con l’accusa di distruzione o alterazione di bellezze naturali soggetti a speciale protezione, e dell’obbligo giuridico di impedire l’evento, equivalente ad averlo cagionato in presenza di eventuali omissioni.
Assoluzione sentenziata dal giudice Andrea Belli che ha accolto le richieste della difesa, dell’avvocato Nicola Rullo che ha rappresentato Catenaro, e dell’avvocato Aldo La Morgia, per Verì. Il pm Gina Petaccia aveva chiesto un’ammenda (il reato contestato è contravvenzionale prevede la pena pecuniaria da 1.500 a 7mila euro) di 4.000 euro per Catenaro e 4.000 euro per Verì. Un’assoluzione che fa tornare il sorriso all’ex sindaco, che ha sempre detto di non avere responsabilità e con la sua amministrazione di aver cercato fondi per salvare il trabocco. Le contestazioni erano state fatte dall’allora procuratore Francesco Menditto che subito dopo il crollo (non il primo) della “macchina pescatoria” che aveva ispirato Gabriele D’Annunzio nel “Trionfo della morte”, aveva chiamato in causa il sindaco: «Avendone l’obbligo giuridico, per la carica ricoperta», scriveva Menditto, «non poneva in essere le dovute condotte dirette a impedire la distruzione del trabocco di punta Turchino, affidato in concessione al Comune, che crollava nella notte tra il 26 e il 27 luglio, bene costituente bellezza naturale e soggetto a speciale protezione dell’autorità. Il sindaco, pur essendo a conoscenza dello stato in cui versava la struttura e della necessità di fare con estrema urgenza lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria ometteva di procedere tempestivamente a quanto era obbligato».
Insomma per Menditto omissioni, ritardi, mancate risposte alle sollecitazioni anche di esperti di mettere in sicurezza il trabocco, come quella del 2011 dell’architetto Marcello Borrone che lo restaurò nel 2004, o addirittura dell’amministrazione stessa, che vietò le visite di gruppo nel 2013 dopo il cedimento della passerella, ne decretarono il crollo. Si sono susseguite udienze per tre anni, nel frattempo a giugno 2016 il trabocco è tornato a nuova vita (lavori per 185.000 euro, 75.000 della giunta Catenaro) e alla fine alcuna omissione è stata riscontrata dal giudice. Il Turchino è crollato per le mareggiate ed era sferzato dai venti. (t.d.r.)
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