«Turni prolungati senza riposo» La Asl deve risarcire i lavoratori

18 Settembre 2022

Otto dipendenti non hanno potuto avere gli stop compensativi e le ore di pausa previsti dal contratto L’azienda condannata a pagare 50mila euro. Il legale Damiano: «C’è il rischio di provvedimenti simili»

CHIETI. Sono stati costretti a fare turni di lavoro prolungati senza gli adeguati giorni di riposo compensativi, e senza poter godere delle undici ore di stacco, previste dal contratto collettivo nazionale, tra un turno di servizio e quello successivo. Il giudice del lavoro del tribunale di Chieti, Ilaria Prozzo, ha accolto il ricorso di 8 operatori sanitari, assistiti dagli avvocati Luca Damiano del foro di Vasto e Fabio Palermo del foro di Chieti, e ha condannato la Asl ad un risarcimento danni di circa 50mila a favore dei dipendenti.
«Turni massacranti»
I lavoratori avevano presentato il ricorso alla fine del 2020. Come raccontato da alcuni di loro, in servizio all’ospedale di Ortona, questa situazione di disagio andava avanti addirittura dal 2010. I lavoratori della Asl lamentavano il mancato rispetto delle regole previste dal contratto collettivo nazionale del comparto sanità pubblica: in particolare, ai dipendenti non erano garantiti gli adeguati riposi compensativi a seguito di turni di reperibilità (cioè di pronta disponibilità). Questi ultimi, poi, in alcuni casi non avevano avuto neppure la possibilità di godere delle undici ore di riposo consecutive tra un turno e l'altro, previste dal contratto. Si tratta di uno stacco necessario per garantire l'integrità psico-fisica degli operatori sanitari, sempre più sottoposti a turni massacranti a causa della cronica carenza di personale nelle aziende sanitarie abruzzesi. Per il giudice «risulta, quindi, provato che lo svolgimento di turni di reperibilità cosiddetta attiva ha impedito ai ricorrenti di godere del riposo settimanale e di quello di 11 ore consecutive ogni ventiquattro ore tra un turno e l'altro», e di conseguenza ha stabilito che «la mancata fruizione dei riposi è fonte di danno non patrimoniale che deve essere presunto perché l'interesse del lavoratore leso dall'inadempimento datoriale ha una diretta copertura costituzionale nell'articolo 36 della Costituzione».
Serve una soluzione
«È una sentenza molto importante», spiega l’avvocato Luca Damiano, «perché tanti operatori sanitari si trovano nella medesima situazione. Proprio per questo io e il mio collega Fabio Palermo auspichiamo che la Asl trovi al più presto una soluzione conciliativa ad un problema ormai cronico. Altrimenti c’è il rischio di una pioggia di ricorsi da parte di altri dipendenti che, giustamente, hanno diritto ad un riposo adeguato a fronte del carico di lavoro a cui sono sottoposti quotidianamente».
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