Udienza Del Vecchio cinquanta parti civili C’è anche Napoleone

CHIETI. Prima udienza ieri mattina davanti al giudice Andrea Di Berardino del processo a carico del direttore generale dell’università d’Annunzio, Filippo Del Vecchio, accusato di diffamazione e...
CHIETI. Prima udienza ieri mattina davanti al giudice Andrea Di Berardino del processo a carico del direttore generale dell’università d’Annunzio, Filippo Del Vecchio, accusato di diffamazione e violazione della privacy. La vicenda risale ad ottobre 2014 quando il direttore generale decise di pubblicare la lista dei 113 dipendenti che riteneva fossero stati pagati in eccesso nel corso delle precedenti gestioni universitarie. Nomi, cognomi e cifre relative agli emolumenti comparirono sul sito ufficiale dell’ateneo e furono anche inviati tramite mail all’intero personale della d’Annunzio. Da questo episodio partirono una sessantina di querele contro Del Vecchio che alla fine fu rinviato a giudizio.
Il processo vede una cinquantina di dipendenti che si sono costituiti parte civile (rappresentanti dagli avvocati Leonello Brocchi, Silvio Rustiglioni, Amalia Schiazza, Maurizio Mililli, Gaetano Mimola e Rocco Carabba) e circa 200 testimoni, la maggior parte dei quali (oltre 150) chiesti dalla difesa di Del Vecchio, affidata all’avvocato Stefano Rossi.
Il giudice ha sfrondato di molto la lista dei testimoni, portandola a una ventina di persone. Nell’udienza di ieri, oltre ad ammettere tutte le parti civili, il giudice ha specificato che si sarebbe limitato a una verifica della responsabilità penale imputata a Del Vecchio. Ciò significa che, qualora il direttore generale dovesse venire considerato colpevole dei reati di cui è accusato, per i risarcimenti dei danni si dovrà andare in sede civile. Essendo la responsabilità penale a carattere personale, nel caso Del Vecchio dovesse essere riconosciuto colpevole, sarà lui stesso, e non l’università d’Annunzio, a dover risarcire di tasca propria i dipendenti. Tra la cinquantina di parti civili è spuntato a sorpresa anche un nome noto, quello dell’ex direttore generale dell’università d’Annunzio, Marco Napoleone. L’avvocato Brocchi, che assiste 22 parti civili oltre a Napoleone, spiega il senso della costituzione nel processo dell’ex direttore generale ripartendo dal documento intitolato “Analisi utilizzo fondo accessorio 2001/2013” che contiene i 113 nomi e che nelle conclusioni parla di “Paradiso di Napoleone”. In questo modo, sottolinea l’avvocato, l’ex direttore generale si è sentito direttamente chiamato in ballo. Sull’episodio c’è già stato il pronunciamento del Garante per la privacy a cui si erano rivolti i dipendenti contro Del Vecchio, ottenendo piena ragione. L’udienza è stata rinviata al prossimo 10 aprile. (a.i.)

