Un nuovo processo per lo stalker incallito

È accusato di aver continuato a perseguitare l’ex anche dagli arresti domiciliari. Il caso alle Iene
CHIETI. Agli arresti domiciliari per stalking, ha continuato a perseguitare l’ex fidanzata con una valanga di telefonate e messaggi. Ecco perché Berardino Di Crescenzo, 56 anni di Casoli, nel frattempo rinchiuso nel carcere di Pescara, dovrà affrontare un nuovo processo: ieri mattina il giudice di Chieti Andrea Di Berardino lo ha rinviato a giudizio, su richiesta del sostituto procuratore Marika Ponziani (in aula l’accusa era rappresentata dal pm Giancarlo Ciani).
La storia di minacce e costanti persecuzioni ai danni della sua ex, una 50enne di Orsogna, è finita anche all’attenzione della trasmissione televisiva “Le Iene”, a cui la donna, Sandra Bianco, si era rivolta dopo aver presentato undici denunce. Quell’uomo, conosciuto a Casoli dove la donna aveva aperto una pizzeria, le avrebbe reso la vita un inferno. Mai rassegnato alla fine della loro relazione sentimentale, durata sette mesi, Di Crescenzo l’avrebbe perseguitata in tutti i modi. La prima inchiesta si è chiusa con una condanna dell’imputato a tre anni e mezzo di reclusione.
Ma ora ci sarà un processo bis perché, secondo l’accusa, Di Crescenzo ha compiuto nuovi atti persecutori verso la ex «nonostante fosse sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari nell’ambito di un altro procedimento pendente a suo carico per identico reato commesso ai danni della donna». Più nel dettaglio, il 56enne ha pubblicato su Whatsapp il messaggio “Do gli auguri a chi si è comprato la Mito oggi”, seguito dal numero di targa, «alludendo a un’autovettura effettivamente acquistata da Bianco in quello stesso giorno, così lasciando intendere alla donna di essere ancora a conoscenza dei particolari della sua vita». Non solo: l’uomo è accusato di aver pubblicato su Facebook alcuni atti di un procedimento penale a carico della 50enne commentandoli con il post: “Lo sanno Le Iene e i figli di Sandra che mamma hanno”. «Privato di tutti i cellulari a seguito di un decreto di sequestro emesso nei suoi confronti», ricostruisce il pm, «l’imputato si procurava un ulteriore telefono con scheda intestata al figlio e, in forma anonima, effettuava numerose chiamate, anche di notte, sull’utenza in uso a Bianco». Sempre utilizzando lo stesso numero, l’ha tempestata su Whatsapp con «messaggi ingiuriosi». In un’occasione le ha inviato, ancora in forma anonima, un mazzo di fiori accompagnato da un biglietto su cui aveva scritto: “Amarti è stato facile, dimenticarti sarà difficile, sei la mia vita, un bacio”. Quel che è certo, secondo l’accusa, è che l’uomo ha procurato alla ex «un perdurante e grave stato d’ansia», come documentato dalle indagini dei carabinieri di Orsogna. La vittima, assistita dall’avvocato Monica D’Amico, si è costituita parte civile e chiede un risarcimento di 10mila euro. Il processo bis inizierà il prossimo 27 marzo.

