Università, Stuppia: «Con le lauree a Chieti alta 10mila presenze in due mesi, in Europa siamo tra i leader»

Il rettore della d’Annunzio snocciola i dati che hanno portato l’ateneo all’ottavo posto nazionale: «Nove posizioni recuperate in due anni, puntiamo sulle opportunità di lavoro»
CHIETI. Dal 2023 alla guida dell’università Gabriele d’Annunzio, Liborio Stuppia è il rettore che ha portato il campus teatino e il polo di Pescara, in tre anni, dagli ultimi ai primi posti della classifica stilata, a livello nazionale, con i dati Censis che oggi raccontano un realtà cresciuta, balzata all’ottavo posto tra i grandi atenei d’Italia. È il record assoluto di crescita registrato quest’anno, all’interno della categoria. Dal mondo dei numeri a quello reale, significa più studenti, più opportunità di lavoro, dialogo con l’estero e con il tessuto industriale, con il Comune di Chieti con cui Stuppia ora sogna il rilancio del centro storico e promette: «Saremo un volano».
Rettore Stuppia, la d’Annunzio ha superato atenei storici. Quello di Verona, di Reggio Emilia.
«Sì, abbiamo recuperato nove posizioni in due anni. Un record. Dalla zona retrocessione a metà classifica».
A mezzo passo da Roma Tor Vergata.
«Abbiamo tante ambizioni».
La più grande?
«Vorrei che la d’Annunzio diventasse un hub internazionale, enorme, modernissimo, con sempre più studenti».
Oggi quanti sono?
«Oltre 21mila».
Escono e lavorano?
«In alcune facoltà, sì».
Quali?
«Medicina, infermieristica, ingegneria, architettura, economia. Ma quello dell’occupazione dopo la laurea è un dato su cui crescere. C’è il lavoro di una squadra enorme, che ci crede».
Ci dia l’immagine di questo lavoro enorme.
«Palazzo de’ Mayo, nel cuore di Chieti, pieno di studenti. A Maggio abbiamo avuto 100 lauree, duemila accompagnatori. Questo mese, 400 lauree e ottomila presenze. Sono diecimila persone, in due mesi».
Ovvero?
«Bar, ristoranti, hotel, passeggio per la città. Per Chieti è fondamentale!».
Come?
«Crescita, rinnovamento e un po’ di fiducia verso noi stessi: siamo l’unica grande università dell’Adriatico, insieme a Bari».
Ma quando ha preso le redini dell’ateneo, c’erano buchi qui e lì. Le borse di studio, per esempio.
«Uscivamo dal Covid. I dati Censis di quegli anni ci vedevano, tra i grandi atenei, nelle ultime posizioni. Tanti studenti idonei alle borse regionali non potevano beneficiarne, perché i fondi erano esauriti».
Poi?
«Abbiamo invertito la rotta, anticipando di tasca nostra la somma per la borsa di studio che poi avrebbe versato la Regione. Una collaborazione virtuosa, che ha funzionato. Abbiamo lavorato pezzo dopo pezzo, lì dove eravamo carenti».
Bene, però c’è ancora qualcosa che frena la salita. O no?
«Sì, le opportunità di lavoro fuori dall’ateneo. Il dato è molto buono ed è in crescita, va comunicato al Censis. Però non è omogeneo».
Mettiamo che io, studente con buoni voti, vada a un colloquio di lavoro e dica: sono laureato alla d’Annunzio. Quante possibilità avrei?
«Il punto è proprio questo: il ragazzo non deve uscire dall’università e guardarsi in giro».
Che dovrebbe fare?
«È l’università a seguirlo, indirizzandolo con tirocini in aziende del territorio che ti guardano all’opera, ti mettono alla prova e, perché no, se sei bravo ti assumono».
L’altra esperienza su cui la d’Annunzio scommette è quella all’estero: l’erasmus.
«E lì siamo tra le università che intercettano il maggior numero di fondi e la nostra alleanza è stata appena riconfermata, con un milione di euro da fondi europei».
La vostra... alleanza?
«Sì, l’alleanza internazionale in cui il nostro ateneo è iscritto insieme a quelli di Francia, Spagna, Romania, Bulgaria, Germania, Svezia, Finlandia e Cipro».
In buona compagnia.
«Siamo leader, in quel cordone europeo. E poi noi facciamo, rispetto ad altri, una cosa in più».
Quale?
«All’estero mandiamo anche docenti e personale tecnico amministrativo, perché vedano come funzionano le università in altre parti del mondo. Vogliamo una formazione costante».
È questa la formula vincente?
«Sì, e un’altra».
Quale?
«Il territorio».
Cioè?
«Un ragazzo, dall’estero, viene qui e trova mare, montagna, clima fantastico, buon cibo, un bell’ateneo, tanta arte, edifici storici, cultura. La qualità della vita, anche in rapporto al costo, è alta».
La miglior cartolina dell’Abruzzo. Meglio di una pro loco.
«Chi scopre i nostri posti li vive come un’esperienza unica».
Su Chieti alta, in particolare, con il Comune avete un grande progetto di rilancio.
«È piena di bellezza ed è fantastico vedere che, anche con queste prime iniziative messe in campo, il centro è tornato a riempirsi di studenti».
Oggi, per questo territorio, l’università è anche un volano?
«Sì, ma non solo».
E cosa?
«Noi, come ateneo, siamo l’occasione per mettere a tacere quegli anacronistici campanilismi che separano Chieti da Pescara».
Come?
«Sono due città diverse, che offrono opportunità e spunti distinti. A Pescara si possono fare certe cose, a Chieti altre. E insieme si completano. Noi siamo il collante, l’elemento che attraversa le due città e le unisce».
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