Usura, in cento ogni anno chiedono aiuto alla Curia

28 Luglio 2019

Rovinati da gioco, mutui e debiti: la fondazione Jubilaeum sostiene chi è in crisi  Don Antonio: «Non diamo sussidi, ma facciamo da intermediari con le banche»

LANCIANO . C’è la coppia con figli che ha contratto debiti per 30.000 euro per mandare avanti la famiglia. C’è il padre separato che i debiti li ha perché non ha abbastanza soldi per versare l’assegno di mantenimento a ex moglie e figli. C’è chi ha perso il lavoro e ha ancora il mutuo da pagare e c’è anche chi, i soldi, li ha persi al gioco d’azzardo. Sono centinaia i volti dell’usura in città. Famiglie, coppie, persone separate, anche giovani “sbandati” che bussano all’ufficio della Fondazione Jubilaeum della Curia, diretta da don Antonio Di Lorenzo coadiuvato dall’avvocato Franco Ammirati e dall’ex direttore di banca Cesidio Del Duca che da 13 anni, ogni sabato, accoglie, ascolta e aiuta famiglie in difficoltà che rischiano di cadere nelle mani degli strozzini, o ci sono già. Perché l’usura, come spiega don Antonio non è scomparsa: è avvolta dal silenzio, non se ne parla. In fila all’ufficio c’è una coppia, un pensionato e poi arriva una mamma con due figli. Negli occhi la stessa speranza di uscire dal vortice dei debiti, contratti soprattutto con le finanziarie. «A danneggiare le famiglie negli ultimi anni ci sono anche le finanziarie», dice Ammirati, «che hanno tassi di interesse nei prestiti elevatissimi. In Italia il tasso soglia dell’usura è alto, addirittura è maggiore di 6 punti rispetto alla Germania. Prendiamo l’esempio del tasso con le carte di credito revolving, oggi molto usate; arriva al 24%, soldi in più che pesano sulle famiglie». Alla fondazione, presente in ogni diocesi, si cerca di evitare che le persone in difficoltà bussino alla porta degli usurai o delle finanziarie, facilitando l’accesso al credito, tramite garanzie date alle banche convenzionate che altrimenti non presterebbero denaro a famiglie o singoli individui che versano in difficoltà economiche e che hanno protesti.
«La fondazione non dà sussidi, né contributi a fondo perduto», precisa l’avvocato, «diamo garanzie alle banche e tempi più lunghi per ripagare i debiti». «Che vanno da 20mila a 100mila euro», aggiunge don Antonio, «in media siamo sui 40mila euro ma abbiamo avuto anche casi oltre i 100mila che è il massimo che possiamo garantire. Si è trattato di debiti di gioco, per gratta e vinci e slot machine. Un uomo è arrivato a indebitarsi col gioco per 150mila euro. Di solito accogliamo soprattutto famiglie, persone separate o che hanno perso il posto di lavoro, un dramma negli ultimi anni. Persone che ho visto piangere di disperazione e poi di gioia. Sono in media circa 100 l’anno, di Lanciano ma anche di Fossacesia, della Val di Sangro che dovrebbero rivolgersi alla diocesi di Chieti, quella di appartenenza, ma vengono da noi perché siamo più vicini. Qui oltre alle pratiche cerchiamo di far aprire le persone al dialogo, spesso interrotto nella stessa famiglia, tra padre e figlio, di aprirle alla speranza. Qui si riconoscono gli errori e si riprende a camminare».
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