Va a piedi verso il rifugio, salvato
Pretoro. Disavventura a lieto fine per un escursionista grazie ai gestori del Pomilio
PRETORO. Era arrivato da Roma a Pretoro con l’autobus, aveva raggiunto a piedi gli impianti sciistici di Mammarosa e, sempre a piedi, si stava avviando da solo verso il rifugio Pomilio. Nonostante le pessime condizioni meteo di martedì pomeriggio, con raffiche di vento a oltre 100 chilometri all’ora. Se l’è vista brutta il giovane romano amante della Maiella che martedì alle 15 si è messo in cammino, zaino in spalla, verso il Pomilio. Preso dal panico, a un certo punto della camminata, il ragazzo ha telefonato al rifugio chiedendo aiuto: con la neve alzata dal vento che gli impediva di avere una visuale nitida, aveva perso l’orientamento. Sono scattate le operazioni di soccorso che, però, con le condizioni meteo avverse, non potevano includere l’utilizzo dell’elicottero. Ed essendo chiusa la strada che porta al rifugio, non potevano muoversi neanche i normali mezzi di soccorso. Per fortuna il ragazzo, guidato via telefono dai gestori del Pomilio, è riuscito a rimettersi in cammino e ad arrivare sano e salvo, seppure stremato, al rifugio proprio al calar del sole.
«La prima telefonata l’abbiamo ricevuta intorno alle 15», dice Roberto D’Emilio, gestore del rifugio di proprietà del Cai, al centro delle cronache per la chiusura della strada d’accesso. «Dagli impianti sciistici ci avvertivano che il ragazzo aveva intenzione di salire a piedi da solo. Lo avevano sconsigliato di farlo, ma lui aveva assicurato di essere ben equipaggiato».
Normalmente per arrivare al rifugio, se la giornata è buona, ci vogliono 40 minuti a piedi. Ma erano ormai passate due ore e non si vedeva ancora nessuno. «Verso le 17 è stato il ragazzo stesso a telefonarci», racconta D’Emilio, «diceva di non riuscire a vedere più nulla. Abbiamo scoperto dopo che in quel momento si trovava al chilometro 18, il punto più difficoltoso della strada, perché proprio lì il vento si incanala con più forza. Lì, infatti, ha abbandonato lo zaino, per proseguire senza pesi addosso. Noi abbiamo acceso tutte le luci, sperando di riuscire a orientarlo. E così è stato. Alla fine ce l’ha fatta proprio mentre stava per calare il sole. Se fosse arrivata la notte, con la strada chiusa ai mezzi di soccorso, non so come il ragazzo se la sarebbe potuta cavare». Il giovane escursionista ha poi passato la notte al rifugio, è stato rifocillato e, ieri, ripreso lo zaino abbandonato, è potuto tornare a casa.

