Va in pensione il pilota del porto di Ortona
Dopo 35 anni di lavoro Boromeo lascia l’incarico: «Ho scortato alla banchina circa 45mila navi»
ORTONA. Il porto di Ortona è stata la sua seconda casa, dove nel tempo ha accolto e salutato innumerevoli navi. Ma ora a salutare è lui, Rocco Boromeo, il pratico locale che per 35 lunghi anni ha pilotato imbarcazioni in entrata e uscita dallo scalo in maniera egregia. È andato in pensione e alla Capitaneria è stato applaudito dalla comunità marittima e dalla municipalità per il lavoro svolto con la massima professionalità in tutti questi anni di onorato servizio. Ha condotto le navi per circa 45mila volte: «Per un breve periodo in prossimità della pensione sono stato sicuramente il pilota più anziano d’Italia, non solo per età ma anche per numero di manovre effettuate», sostiene.
Ha iniziato questo mestiere quando aveva 30 anni sulla scia di una tradizione familiare che ha visto la stessa professione essere svolta prima di lui dal nonno negli anni ’30, dallo zio nel Dopoguerra e dal papà. Poi è stata la sua volta «e con me si chiude il ciclo di famiglia durato quasi un secolo», dichiara Boromeo. Tanti i momenti che ricorda nel corso della sua attività, ma uno più di tutti gli è rimasto nel cuore e risale a poco più di un anno fa: «Nell’approssimarsi di una tempesta c’era una nave siriana che chiedeva di entrare in porto, ma le condizioni peggioravano di minuto in minuto. Io e i miei collaboratori siamo usciti a prenderla», racconta. «Il mare era diventato talmente grosso che non è stato possibile salire a bordo, per cui mi sono messo davanti alla nave che ha seguito la pilotina ed è quindi entrata in porto». Quella stessa nave è tornata a Ortona dopo alcuni mesi e quando l’equipaggio ha visto Boromeo si è ricordato di lui: «Ho ricevuto un pacco di derrate alimentari e chiedevo il motivo di tutto questo. La risposta è stata “lei ci ha salvato la vita”». Impossibile poi non chiedergli un parere sull’argomento principe che tiene banco in materia portuale, ossia il dragaggio: «È sicuramente un’opera importante», è il suo pensiero, «ma da sola non cambierà la situazione del porto». Lo scalo secondo lui ha margini di crescita, tuttavia oltre all’escavazione dei fondali vanno fatti altri interventi che aumentino le aree di stoccaggio, per esempio, oppure che migliorino il sistema viario. Ed a chi svolge il lavoro che lo ha visto protagonista per 35 anni raccomanda di anteporre la sicurezza del porto a tutti gli altri fattori. «In questi 35 anni sono arrivate petroliere che hanno portato un carico complessivo di circa 30 milioni di tonnellate di prodotto», cita un dato in conclusione a testimonianza della meticolosità con cui ha svolto il suo lavoro, «eppure nemmeno una goccia di petrolio è mai finita in mare».
Alfredo Sitti
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