Vendita della farmacia: ora Febo fa ricorso al Tar

Il consigliere Pd considera «illegittima» l’operazione annunciata dal sindaco «I tagli dei servizi rischiano di essere inutili per rimettere a posto i conti in rosso»
CHIETI. Tagliare servizi importanti come quello degli asili nido e del trasporto scolastico e vendere una farmacia comunale potrebbe rilevarsi un «sacrificio del tutto inutile a far quadrare i conti disastrati del Comune». Ne è convinto il consigliere d’opposizione Luigi Febo, ieri in conferenza stampa con il collega Diego Ferrara, visto che «i revisori dei conti», dice, «esprimono riserve circa la possibilità di azzerare le anticipazioni di cassa e dunque di rimettere i conti a posto». E dunque Febo si dice nuovamente pronto a scrivere alla Corte dei Conti e a fare ricorso al Tar, in particolare sulla vendita di una farmacia comunale, che ai suoi occhi presenta profili di illegittimità.
«Purtroppo il Documento unico di programmazione scopiazzato dal comune lombardo di Senago - tanto è vero che tra le righe delle quasi 200 pagine del Dup salta fuori il nome del Comune lombardo al posto di quello di Chieti - conferma tutte le previsioni anticipate dal sindaco Di Primio: il taglio del 15% dei servizi sociali gestiti da Chieti Solidale, la chiusura degli asili nido e del servizio del trasporto scolastico e la vendita di una farmacia». Secondo Febo, a Di Primio non riuscirà neanche l’operazione di privatizzare gli asili, che dovrebbe essere fatta attraverso un bando per la gestione degli immobili in cui si trovano i nidi, chiedendo al gestore la salvaguardia delle fasce più deboli. «Il rischio», dice il consigliere, «è che si chiuda un servizio non riuscendo neanche ad affidarlo ai privati». Mentre per il trasporto scolastico, l’ipotesi è quella di assegnare 15mila euro in più a ognuno dei quattro istituti comprensivi che dovrà gestire in proprio il servizio di trasporto.
Ma è soprattutto la vendita di una farmacia comunale che, secondo Febo, non si può fare, «perché la Chieti Solidale, che gestisce le farmacie, è dotata di autonomia patrimoniale», spiega. «E se anche l’azienda decidesse di vendere, dovrà dimostrare che non ha più bisogno di una farmacia. In ogni caso l’eventuale utile potrà finire sul bilancio del Comune solo nel 2019. Dunque se il Tar ci darà ragione, salta il pareggio di bilancio che è stato previsto per il 2018».
Febo e Ferrara chiamano in causa anche le responsabilità dei singoli consiglieri comunali. Potranno continuare a sostenere davanti alla Corte dei Conti che non erano a conoscenza di ciò che stava accadendo? Secondo Febo e Ferrara no. (a.i.)
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