Viadotto tra fossi e crepe «Ora servono indagini»

1 Settembre 2018

Il cavalcavia Gran Sasso a rischio, il M5S: «Subito controlli, no a solite promesse» Il caso arriva in consiglio: «Ampia zona in dissesto, ma il Comune non fa niente»

CHIETI. Indagini tecniche sulla stabilità del viadotto di via Gran Sasso interessato ormai da due avvallamenti, crepe sull’asfalto, una voragine e con il percorso pedonale chiuso ormai da 7 mesi per «problemi strutturali» con la ringhiera spezzata. Il giorno dopo il servizio del Centro dedicato al cavalcavia, arriva la richiesta del M5S: «La situazione non può attendere le solite promesse da marinaio del sindaco o l’intervento della Divina provvidenza», dice il consigliere Ottavio Argenio, «riteniamo che il Comune debba dare subito inizio alle attività di monitoraggio necessarie all’adozione dei provvedimenti amministrativi più idonei per prevenire situazioni di disagio o peggio di emergenza o pericolo e, in ogni caso, quelle necessarie a mettere in sicurezza la zona». Ieri, il M5S ha presentato un’interrogazione sulla frana «in considerazione della possibile evoluzione dei fenomeni di instabilità dell’area». Ora toccherà al sindaco Umberto Di Primio e all’assessore ai lavori pubblici Raffaele Di Felice fornire una risposta in consiglio comunale.
Non è soltanto il viadotto a creare apprensione: il cavalcavia si trova alla base di una collina che, secondo i rilievi dei tecnici chiamati dai residenti dei condomini della zona, scivola lentamente verso valle. Lungo la vicina via Don Minzoni, un palazzo di 9 piani è stato sgomberato mentre, in via Fonte Vecchia, sono almeno altri 6 i fabbricati che devono fare i conti con le crepe sui muri. Nell’analisi dell’ingegnere Giuseppe Matricardi, incaricato dai residenti del Panoramico di studiare il dissesto in corso, si parla di «precaria situazione di stabilità del versante collinare» e si dice che il dissesto a monte si vede proprio in via Gran Sasso: all’altezza del civico 126 c’è un avvallamento della strada che si ripresenta dopo ogni intervento di riparazione e, secondo l’ingegnere, quel cedimento sarebbe «un segno evidente» dello «scivolamento» della collina.
Lo sgombero di via Don Minzoni risale al 18 dicembre scorso: «Da allora a oggi», dice Argenio, «non ci risulta siano state eseguite indagini del Comune che potessero servire a far luce sulle cause dei problemi infrastrutturali dell’edificio evacuato né, soprattutto, sul dissesto che sembra interessare l’intero versante collinare che affaccia su via Gran Sasso». Per Argenio, «non è possibile far ricadere solo sull’iniziativa privata dei residenti l’esecuzione di queste attività di indagine anche perché risultano coinvolte importanti infrastrutture pubbliche». (p.l.)