Villaggio del fanciullo e museo Forte chiede aiuto alla Regione

19 Luglio 2016

L’arcivescovo incontra il presidente D’Alfonso per illustrare il progetto di rinascita delle strutture Nell’elenco degli edifici da ristrutturare con urgenza c’è anche Villa San Giuseppe a Francavilla

CHIETI. Incontro ieri mattina, in Curia tra il presidente della Regione Luciano D'Alfonso e l'arcivescovo Bruno Forte per mettere a punto un progetto comune per la riqualificazione di alcuni immobili di proprietà della Chiesa, come il Villaggio del fanciullo e Villa San Giuseppe a Francavilla al Mare e per il completamento del museo diocesano, localizzato accanto alla cattedrale di San Giustino i cui lavori sono fermi da tempo.

C'è stato poi un sopralluogo.Monsignor Forte nell'occasione ha sottolineato che «è dovere di chi lavora nell'interesse e a servizio dei cittadini convergere e collaborare con responsabilità e impegno su progetti a favore della comunità», mentre il presidente D'Alfonso ha anche auspicato l'avvio di un'iniziativa congiunta con la Curia, per trasformare la città di Chieti in una delle "piattaforme Erasmus", così da attrarre studenti provenienti da tutta Europa, sfruttando l'abbondanza nella città di «strutture che possono ospitare la comunità dei ragazzi Erasmus».

D'Alfonso ha impegnato la Regione di approfondite subito la possibilità di copertura finanziaria e «l'individuazione degli assi finanzianti per portare avanti con convinzione il programma di recupero di queste importanti strutture». Per quanto riguarda il museo Diocesano si attende ormai da anni una diversa collocazione che valorizzi appieno il prezioso patrimonio ospitato nella chiesa di San Domenico.

La nuova sede garantirebbe alla città un altro prezioso sito culturale di grande interesse storico ed anche turistico.

La storia del Villaggio del fanciullo è strettamente legata alla figura del compianto don Ugo De Simeonibus. Fu lui a realizzare il villaggio per ospitare, nel 1945, tanti giovani vittime degli eventi bellici, dando loro un tetto, di che sfamarsi e una istruzione per affrontare la vita.

Don Ugo aveva poi un sogno: quello di trasformare il villaggio del fanciullo in "villaggio della famiglia". Diceva: «Una volta c'era la necessità di riempire lo stomaco di tanti ragazzi afflitti dalla fame, ora bisogna trovare modo di riempire i cuori, di ritrovare i valori legati alla famiglia e alla vera solidarietà».

Cercò di realizzare il suo sogno: si fece imprenditore, «con l'aiuto della provvidenza», come diceva, indebitandosi personalmente per ristrutturare i locali, creare addirittura una piscina. Voleva poter ospitare gruppi famigliari e svolgere apostolato. Dovette però arrendersi alle tante difficoltà incontrate. Dopo la sua morte ci fu un periodo in cui quel che aveva costruito venne trasformato in discoteca.

Un oltraggio che non vide perché chiuse gli occhi prima. Speriamo che ora, grazie alla iniziativa di monsignor Forte e di D'Alfonso, che il sogno di don Ugo possa diventare realtà e il Villaggio torni ad essere sicuro rifugio per chi ha bisogno.