Vittima di violenza denuncia il Comune

7 Ottobre 2014

Una delle donne che ha fatto arrestare D’Agostino va in procura. A lei la casa non gliel’hanno più data, aspetta dal 2005

CHIETI. Questa volta a firmare un esposto contro il Comune non è un “disperato qualunque” ma è una delle sette donne che hanno accusato e fatto arrestare l’ex assessore alle politiche della casa, Ivo D’Agostino.

Lei, una delle presunte vittima di violenze sessuali e ricatti per avere una casa popolare, ha chiesto aiuto per la seconda volta alla procura di Chieti per chiedere di indagare sui criteri di assegnazioni sia delle case popolari sia dei contributi per le famiglie che non ce la fanno ad arrivare a fine mese. Nel mirino di questa donna finisce il Comune.

Con un esposto di appena due pagine, depositato in procura il 16 settembre scorso, Maria (il nome è naturalmente di fantasia per tutelarne l’identità) racconta il suo calvario che dura dal 20 settembre del 2005. Da nove anni attende che il Comune le assegni una casa popolare. Ha due figli minori, è stata lasciata dal convivente, non ha lavoro e non riesce più a pagare un affitto di 300 euro al mese, alle suore, perché è costretta a vivere con soli 700 euro di assegno di mantenimento che le deve il suo ex compagno.

E’ una storia di disperazione che sembra identica a tante altre di cittadini di Chieti in attesa da anni di una casa ma finora beffati dal Comune. Il dramma raccontato da Maria è però diverso dagli altri. La madre dei due figli ancora minorenni ha infatti avuto il coraggio, insieme ad altre sei donne, di uscire allo scoperto denunciando per violenza sessuale e ricatti (ancora da dimostrare in tribunale), l’ex assessore D’Agostino. E di comparire, con il volto schermato, anche in tv, alla trasmissione di Rete4 “Quinta colonna” che ha fatto balzare Chieti ed i suoi scandali sul palcoscenico nazionale.

Dalla richiesta di una casa, all’invito a cena dell’assessore, Maria ha preferito glissare sul resto davanti alla telecamera, sfogandosi per la sua dignità di donna calpestata. Ma dopo la denuncia contro D’Agostino, l’incidente probatorio davanti al gip dove ha confermato le sue accuse, e la notorietà televisiva che avrebbe comunque evitato visto il tema che indigna e lascia senza parole, le la casa non l’ha ancora avuta. E forse non l’avrà mai più. Ecco perché si è decisa a varcare ancora una volta la porta della procura dove il pm, Lucia Campo, l’ ha già ritenuta attendibile quando, la prima volta, è entrata in quel palazzo per accusare l’ex assessore insieme con le altre sei donne presunte vittime. Perché il Comune, da nove anni, non mi inserisce nella graduatoria delle case popolari? Perché non mi ha concesso neppure il contributo per l’emergenza abitativa? E infine, perché non ho diritto a un aiuto per poter pagare le rette scolastiche dei miei figli di cui hanno invece usufruito altri cittadini di Chieti che vivono in una situazione simile alla mia? Non fa accuse specifiche a nessun politico né ai dirigenti comunali che si occupano di case popolare. Chiede solo giustizia in tempi brevi.