«Vorrei aiutare i più deboli con la medicina e la tecnologia»

CHIETI. Ingegneria biomedica o medicina. È indecisa Chiara Bernava sulla facoltà alla quale iscriversi, ma è molto sicura invece sul lavoro che vorrà fare nella vita: rendersi utile agli altri...
CHIETI. Ingegneria biomedica o medicina. È indecisa Chiara Bernava sulla facoltà alla quale iscriversi, ma è molto sicura invece sul lavoro che vorrà fare nella vita: rendersi utile agli altri trovando rimedi e soluzioni che cambino la vita delle persone.
Chiara ha frequentato il liceo classico “G. Vico” di Chieti e vorrebbe andare a studiare al Politecnico di Milano o di Torino. «Anche prima di iscrivermi al liceo ero indecisa tra il classico e lo scientifico», afferma Chiara, «il liceo classico è una scuola che mi ha dato tanto dal punto di vista della formazione ma negli anni mi sono accorta di essere più predisposta verso le materie scientifiche. Se dovessi scegliere Ingegneria biomedica so benissimo che in Italia, purtroppo, non avrei molto futuro come ricercatrice», sostiene Chiara, «mentre in altri Paesi la ricerca è molto più seguita e questo spiega la fuga in massa di ricercatori e scienziati».
La passione verso questa professione arriva molto probabilmente da una storia che la riguarda da vicino: «Una mia amica è rimasta paralizzata dalla vita in giù in seguito a un incidente stradale», racconta, «a breve le arriverà un esoscheletro, che costituisce una sorta di muscolatura artificiale e che le permetterà di tornare a camminare». Chiara sogna, quindi, di progettare apparecchi come questo, impiegati per essere d’aiuto ai disabili che hanno perso il controllo di alcune parti del loro corpo: «Impiegare insieme la medicina e la tecnologia è la cosa che più mi affascina», conclude Chiara Bernava. (s.c.)
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