Voto di scambio, parte il processo a Micucci

4 Dicembre 2021

Sotto accusa il sindaco di Rapino e l’assessore Salvatore: anche undici candidati chiedono i danni

CHIETI. In dodici si sono costituiti parte civile nel processo in cui sono imputati, per corruzione elettorale, il sindaco di Rapino Rocco Micucci e l’assessore Marina Salvatore: a chiedere il risarcimento dei danni, oltre alla donna indicata come “persona offesa” dalla procura, sono anche gli undici candidati della lista “L’alternativa” che si sono presentati alle ultime elezioni. Ieri mattina, nell’aula Matteotti del tribunale di Chieti, non erano presenti i due amministratori, difesi dall’avvocato Manuel De Monte. Le costituzioni di parte civile sono state ammesse dal giudice Nicoletta Mariotti, alla presenza del pm d’aula Alissa Miscione, dopo che il difensore degli imputati aveva chiesto la loro esclusione.
Secondo il sostituto procuratore Marika Ponziani, Micucci e Salvatore, «al fine di ottenere il voto» di una casalinga di 55 anni e dei suoi familiari, «le promettevano un posto di lavoro per il convivente». L’episodio risale al 18 maggio del 2019. Il sindaco deve rispondere anche della violazione della legge che tutela la segretezza del voto, perché il giorno delle elezioni – sempre in base all’accusa – ha introdotto nella cabina uno smartphone e ha fotografato la scheda dopo aver espresso la sua preferenza, inviando l’immagine a uno dei candidati poi eletto consigliere comunale.
La prossima udienza è stata fissata al 3 giugno del 2022, quando saranno ascoltati i tre testimoni indicati dal pubblico ministero: la tenente Maria Di Lena, che ha coordinato le indagini dei carabinieri del nucleo operativo e radiomobile di Chieti; l’ingegnere informatico Davide Ortolano, che ha analizzato telefoni e computer sequestrati; e la vittima, assistita dall’avvocato Marco Femminella. L’avvocato Sara Frattura, invece, rappresenta i candidati Carmine Manzi, Marta Filomena Martino, Antonio Torto, Alessio De Nardis, Vincenzo Lepore, Simone Amoroso, Ergen Kamberi, Alfonso Cocciaglia, Antonella Vannaci, Maurizio Cellucci e Amedeo Pasquale.
«Ci viene contestata un’assurdità», aveva detto il sindaco dopo la notifica della citazione a giudizio, «durante il processo dimostreremo la nostra estraneità ai fatti. Se qualcuno pensa di ribaltare i risultati elettorali che il popolo ha deciso liberamente utilizzando mezzi spregevoli, ovvero ricattandoci con colloqui registrati, sicuramente non otterrà questo risultato». (g.let.)
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