Comunicato Stampa: Giorno del Ricordo 2026. Conferenza istituzionale ‘Il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport’

26 Marzo 2026


(Arv) Venezia, 26 marzo 2026

Oggi, nella sala Stampa ‘Oriana Fallaci’ di palazzo Ferro Fini, nell’ambito delle celebrazioni del Giorno del Ricordo 2026, si è tenuta la conferenza istituzionale ‘Il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport’, con gli interventi del professor Davide Rossi, docente dell’Università degli Studi di Trieste, e di Abdon Pamich, campione olimpico ed esule fiumano.
Erano presenti, tra altri, il Segretario generale del Consiglio regionale, Roberto Valente, e alcuni consiglieri regionali.
“Oggi, abbiamo l’onore di accogliere in Consiglio regionale del Veneto una figura che appartiene alla grande storia dello sport italiano e, insieme, alla storia più profonda del nostro Paese: Abdon Pamich è stato uno dei più grandi marciatori di sempre; medaglia d’oro alle Olimpiadi di Tokyo del 1964, medaglia di bronzo a Roma nel 1960, pluricampione italiano, protagonista per anni ai vertici mondiali di una disciplina che richiede sacrificio, disciplina e una straordinaria forza mentale. È stato portabandiera dell’Italia, ha rappresentato la nostra Nazione nel mondo con orgoglio e determinazione, diventando un simbolo di eccellenza sportiva.”

Con queste parole, il Vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco (FdI), ha aperto la conferenza, portando anche i saluti del Presidente del Consiglio, Luca Zaia.

“Ma fermarsi qui significherebbe non cogliere fino in fondo il valore della figura di Pamich – ha chiarito il Vicepresidente - PerchéAbdon è anche, e soprattutto, un testimone di una delle pagine più dolorose della nostra storia nazionale. Nato a Fiume, fu costretto, come centinaia di migliaia di italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia, ad abbandonare la propria terra, la propria casa, la propria vita. Non parliamo di una vicenda lontana o periferica. Non è soltanto il ‘confine orientale’: è una ferita nazionale; è una tragedia che ha segnato l’Italia intera, fatta di violenze, di paura, di esodi forzati, di famiglie spezzate, di identità sradicate.”

“E proprio qui, in Veneto, questa storia la sentiamo in modo ancora più diretto – ha ricordato Rucco - Perchésiamo una terra che ha accolto tanti esuli, che conosce il valore del lavoro, della comunità, delle radici. Sappiamo cosa significhi appartenere a un luogo e, per questo, comprendiamo fino in fondo cosa rappresenti perderlo.”

“La vita di Abdon Pamich tiene insieme queste due dimensioni: la grandezza sportiva e la profondità umana – ha sottolineato il Vicepresidente dell’Assemblea legislativa veneta - È la dimostrazione che anche da una storia segnata dal dolore può nascere un percorso di riscatto, di impegno, di eccellenza.”

“Ed è per questo che la sua testimonianza è così preziosa oggi, soprattutto per i più giovani – ha aggiunto Rucco - In un tempo in cui spesso mancano punti di riferimento autentici, figure come la sua ci ricordano che cosa vogliono dire davvero parole come sacrificio, identità, dignità, amore per la propria Nazione.”

Francesco Rucco ha avuto infine un pensiero per le nuove generazioni: “Ai ragazzi dobbiamo dire: guardate a storie come questa. Non solo per le medaglie vinte, ma per la forza con cui si affronta la vita. Perchéi veri campioni non sono solo quelli che arrivano primi, ma quelli che non si arrendono, che sanno rialzarsi e che trasformano le difficoltà in una strada.”

“Per questo, oggi, non celebriamo soltanto un campione olimpico; celebriamo un uomo, un testimone, un italiano – ha concluso il Vicepresidente del Consiglio regionale del Veneto, Francesco Rucco - A nome mio, e del Consiglio regionale, rivolgo ad Abdon Pamich un ringraziamento sincero e profondo. Per quello che ha dato allo sport italiano, ma ancora di più per quello che continua a rappresentare per il nostro Paese. La sua presenza qui è un onore. La sua storia è un patrimonio. Il suo esempio è qualcosa che abbiamo il dovere di custodire e di trasmettere.”

Il già Presidente del Consiglio regionale del Veneto, Roberto Ciambetti, ha ricordato come “ormai da tradizione consolidata, il Consiglio regionale celebra il Giorno del Ricordo in modo importante, ospitando relatori di alto livello. Perché il Giorno del Ricordo non rappresenta semplicemente un momento di memoria, ma anche di verità e di responsabilità. E lo sport è metafora di una storia di sacrificio, di disciplina e di senso di appartenenza. Celebrare il Giorno del Ricordo significa omaggiare il passato per costruire consapevolezza del futuro, dando vita a una società più solida e unita.”

Il professor Davide Rossi, nel suo intervento, ha sottolineato “il filo rosso che unisce il confine orientale, le Olimpiadi e lo sport”, ricordando “la grande forza identitaria che, nella storia, hanno sempre avuto gli eventi sportivi, dal nuoto al calcio, dal pugilato al ciclismo, fino al tennis, riuscendo a creare aggregazione e a tenere uniti gli italiani.”
“In un anno in cui il Veneto ha vissuto le Olimpiadi e le Paralimpiadi di Milano e Cortina, abbiamo voluto impostare le celebrazioni del Giorno del Ricordo proprio attraverso la chiave dello sport – ha spiegato il professore - Per questo, abbiamo invitato Abdon Pamich, grande atleta e simbolicamente rappresentante di tutti coloro che non sono più qui tra noi. Lo sport ha profondamente segnato la storia del confine orientale: figure come Ottavio Missoni, Nino Benvenuti, Mario Andretti, Nicola Pietrangeli, Orlando Sirola, e molte altre, sono state espressione degli italiani d’Istria, di Fiume e di Dalmazia. Dopo aver abbandonato le proprie terre, essi hanno saputo ricostruirsi una vita oltre l’Adriatico, portando avanti, proprio attraverso lo sport, i valori dell’identità, dell’appartenenza e del senso di patria. Lo sport e le Olimpiadi sono quindi diventati simbolo di una appartenenza patriottica capace di esprimere in modo forte il senso di italianità, al di là delle ideologie e dei confini.”
“Sport quindi come collante sociale, ma anche come simbolo di riscatto – ha chiarito Rossi – Emblematica, in tal senso, è la figura di Nino Benvenuti: per molti esuli, la sua medaglia d’oro e i successi mondiali rappresentarono la dimostrazione concreta della possibilità di ricominciare. Significava potercela fare, ricostruirsi una vita e ritrovare sé stessi, anche in una terra che non era più quella d’origine.”
Il professor Davide Rossi, per dimostrare il valore identitario dello sport, ha ricordato come “fra poco, ricorreranno gli ottant’anni dalla strage di Vergarolla, a Pola, quando, domenica 18 agosto 1946, durante una tradizionale gara natatoria amatoriale organizzata dalla società Pietas Jiulia, a causa di un attentato dinamitardo, persero la vita più di cento persone, tra cui tanti bambini. Ricordo quella strage per sottolineare come proprio la Pietas Jiulia, colpita dall’attentato, a partire dalla sua fondazione, si era sempre impegnata nel fare aggregazione tra tutti quei giovani di Pola che si sentivano italiani.”
Il campione olimpico Abdon Pamich ha raccontato la propria esperienza di vita da esule fiumano. “Ho vissuto anni difficili, ma poi Genova è diventata la mia seconda patria, capace di accogliermi e di farmi sentire apprezzato – ha confidato – La marcia, a partire dal 1952, quando mi sono avviato a questa disciplina, è sempre stata per me un’occasione di sfogo, decisiva nella mia formazione psicologica. Non mi sono mai depresso per le sconfitte, né esaltato per le vittorie, in quanto le sfide che lo sport ci poneva innanzi erano ben poca cosa rispetto ai problemi causati dalla vita quotidiana. E poi sono arrivate le Olimpiadi di Roma, nel 1960, quelle in un certo senso le più facili da vincere, ma che ho perso per alcuni dettagli, conquistando ‘solo’ una medaglia di bronzo. Però il riscatto è arrivato quattro anni dopo: oro a Tokyo.”
“Ai miei tempi, si viveva lo sport semplicemente come un divertimento – ha chiarito Pamich – Non c’erano pressioni di alcun tipo, non si guadagnava nulla. E non ho mai vissuto la marcia come un’occasione di riscatto. Oggi, tornare a Fiume, mi fa sentire ormai un estraneo a casa propria, anche se, ovviamente, regala emozioni positive. Siamo chiamati ad avviare un ritorno culturale, a tenere viva la memoria e la cultura italiana a Fiume, per combattere ogni forma di negazionismo e di revisionismo dei fatti storici accaduti, presente, purtroppo, anche in Italia. Quindi, come ‘Società di Studi Fiumani’ cerchiamo innanzitutto di lavorare sul piano culturale, favorendo il dialogo anche con la parte croata. Riteniamo che il confronto culturale sia oggi lo strumento più efficace. Ci basiamo su una documentazione solida e inconfutabile, che non può essere ignorata. A Zagabria, ad esempio, è stato pubblicato un volume di grande rilievo e consistenza, che raccoglie in modo sistematico l’elenco delle vittime di quel periodo.”

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