Addio al celebre compositore Sergio Rendine

22 Aprile 2023

Musicista apprezzato in tutto il mondo, è stato per dieci anni direttore artistico del Marrucino 

PESCARA. Era nato a Napoli, ma aveva con l’Abruzzo un legame lungo e speciale. Sergio Rendine, compositore e direttore d’orchestra, è morto ieri, dopo una lunga malattia, all'età di 69 anni. Nato nel capoluogo campano il 7 settembre del 1954, figlio del celebre compositore, direttore d'orchestra e poeta italiano, Furio, Sergio Rendine si era diplomato al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma. Considerato tra i più importanti compositori contemporanei, in Abruzzo il suo ricordo è legato soprattutto al Conservatorio dell’Aquila, dove è stato docente di Armonia, e al Teatro Marrucino di Chieti, dove è stato direttore artistico per dieci anni (1997-2007), artefice della “rinascita” dell’istituzione con l’introduzione dell’orchestra stabile e del coro. Sempre a Chieti, Rendine fu anche ideatore della Settimana Mozartiana, concepita per portare la musica fuori dalle sale al pubblico delle vie della città.
Tra gli altri incarichi prestigiosi, quello di consigliere di amministrazione al Conservatorio di Santa Cecilia e la direzione artistica del Festival della musica di Stoccarda, dell’Orchestra Sinfonica Siciliana e della Stagione lirica di Lecce.
Molte e apprezzatissime le composizioni del maestro, tra cui la Missa de beatificatione in onore di Padre Pio da Pietrelcina, eseguita per la prima volta nella Sala Nervi in Vaticano in occasione della beatificazione; Passio et Resurrectio, cantata per soli coro e orchestra, composta per il Grande Giubileo del 2000 e rappresentata per la prima volta nella Cattedrale di San Giustino a Chieti; Romanza, una favola romana, Opera in tre atti, e De Profundis, Secretum Teophili, cantata scenica in un atto, per l’Opera di Roma; Canto della notte per coro di voci femminili e fiati, per la Fondazione Arena di Verona. Tra gli interpreti delle sue musiche nomi di eccezione come Salvatore Accardo, Vladimir Ashkenazi, Michele Campanella, Josè Carreras, Carla Fracci, Cecilia Gasdìa, Daniele Gatti, Gianluigi Gelmetti, Micha van Hoeck, Will Humburg, Lindsay Kemp, Steven Mercurio, Katia Ricciarelli, Milva, Ami Stewart.
Tanti i messaggi di cordoglio del mondo della musica e della cultura abruzzesi. Molto commosso il compositore Davide Cavuti, che di recente aveva avuto il piacere di consegnargli, a Roma, il premio Cicognini. «Era una persona che stimavo molto», ha raccontato al Centro. «Ero andato a trovarlo prima di Pasqua e aveva sempre quello spirito forte che lo portava a impegnarsi ancora in cose nuove, come il Liberty Festival che aveva ideato per Pescara». «Continuava a comporre», ha ricordato il musicista, «un genio apprezzato in Italia e all’estero. Il suo modo di scrivere la musica mancherà a tutti noi compositori. Da direttore del Centro studi Alessandro Cicognini, l’anno scorso alla Camera dei deputati gli ho consegnato il Premio per la sezione musica classica». «Era di un’altra generazione, un grande maestro, un punto di riferimento per la musica non solo classica», conclude Cavuti.
Parole di cordoglio anche da parte del direttore del Conservatorio dell’Aquila, Claudio Di Massimantonio, che ricorda: «Quando sono arrivato all’Aquila, il maestro Rendine era in pensione, ma ha sempre mantenuto con noi un ottimo rapporto. Una grande perdita». E lo ricorda con commozione anche Carmine Gaudieri, fondatore e direttore dell'Orchestra da camera aquilana e docente del Conservatorio aquilano: «Una perdita notevole per il mondo della musica abruzzese e italiana», sottolinea, «un compositore che ha scritto cose importanti. Eravamo molto amici, c’era grande stima reciproca». Mentre Jacopo Sipari da Pescasseroli, descrivendolo come «uno degli ultimi grandi compositori del secolo», «capace di comunicare con le sue note l’infinita bellezza della musica», scrive: «lascia a noi tutti le sue magnifiche opere, il ricordo della sua grande simpatia e sagacia, il suo immenso amore per la vita, per Napoli e la sua cultura, il suo talento indiscusso, la tristezza di un addio così rapido e ingiusto».