Antonio Russo il cronista abruzzese che lavorava nel fango

25 Ottobre 2026

Nato in Abruzzo nel 1960, ha seguito le zone di crisi del mondo dal Ruanda alla Jugoslavia

FRANCAVILLA

Ci sono morti che fanno rumore e morti che il potere vorrebbe archiviare nel cassetto della polvere e dell’oblio. Quella di Antonio Russo appartiene alla seconda specie, ma pesa come un macigno sulla coscienza dell’informazione occidentale. Ventisei anni fa, nelle campagne fuori Tbilisi, il cronista di Radio Radicale pagava con la vita il suo “vizio” peggiore: guardare dove nessuno voleva fargli guardare. Antonio Russo non era un eroe da fiction, era un giornalista con le scarpe impolverate che aveva capito una regola semplice e pericolosa: le guerre non si raccontano dai salotti buoni, ma andando a raccogliere le prove del fango, del sangue e della tortura. Nato a Francavilla al Mare il 3 giugno 1960, Russo è stato per molti anni freelance e reporter internazionale di Radio Radicale, tra le sue corrispondenze quelle dall’Algeria, durante gli anni della repressione, dal Burundi e dal Ruanda, che hanno documentato la guerra nella regione dei grandi laghi africani, e poi dall’Ucraina, dalla Colombia e da Sarajevo. Inoltre, fu l’unico reporter occidentale a testimoniare sul campo i bombardamenti Nato in Kosovo. Da inviato scelse di restare nella regione fino al 31 marzo 1999 per raccogliere le prove della pulizia etnica subita dagli albanesi kosovari. Durante quegli eventi, Russo fu protagonista di una rocambolesca fuga dai rastrellamenti serbi, aggregandosi a un treno di profughi kosovari diretti in Macedonia. Dal dicembre 1999 seguiva dalla Georgia il conflitto in Cecenia. Alla madre Beatrice, pochi giorni prima della sua morte, aveva rivelato il desiderio di tornare in Italia dopo aver raccolto prove video sulle violenze inflitte ai civili in Cecenia da parte dell’esercito russo. Le videocassette, gli appunti e il computer che aveva con sé non furono mai ritrovati. La notte tra il 15 e il 16 ottobre 2000 moriva “la voce italiana” sul conflitto in Cecenia. Antonio è stato trovato sulla strada con la cassa toracica fracassata. Dal suo appartamento sparirono telefono e computer portatile. Nel suo ultimo intervento pubblico, ricorderanno i colleghi di Radio Radicale, il reporter aveva parlato del possibile uso di proiettili all’uranio impoverito in Cecenia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA