Lodovica Bulian: «L’impegno è raccontare la vita»

FRANCAVILLA AL MARE
Lodovica Bulian, quali sono le principali difficoltà che da cronista televisiva incontra nel raccogliere testimonianze in contesti complessi?
«Ad oggi la comparsa sempre maggiore di youtuber, influencer, che parlano al mondo digitale su questioni di cronaca nera, o di casi giudiziari particolarmente complessi, porta noi cronisti a fare un doppio lavoro: non solo verificare le nostre fonti ma scardinare anche i racconti di chi pur di avere visualizzazioni falsifica la realtà dei fatti».
Un po’ quello che sta accadendo con il caso Garlasco. Tutti ne parlano.
«È giusto che se ne parli, e che ne parli chiunque. L’opinione pubblica deve essere informata ma con rispetto nei confronti della verità».
Verità che Antonio ha sempre cercato e raccontato fino alla fine.
«Ha dato la vita per la verità. Essere a Francavilla per il premio a lui dedicato è per me un onore, per quello che lui ha rappresentato per il giornalismo e la nostra generazione».
Cosa significa per lei questo premio?
«È una responsabilità perché quello che lui ha raccontato è storia. Io nel mio piccolo cerco di raccontare quelli che sono gli effetti delle grandi guerre e soprattutto cosa sono i fenomeni migratori ampi. Ho raccontato le vite delle persone che si ritrovano in giganteschi campi profughi nel nulla. Il grande impegno è quello di raccontare le vite».
Qual è il compito del cronista?
«Fare un’analisi lucida di tutte le fonti che ha a disposizione, certo poi ci metti anche del tuo».
I nuovi mezzi digitali possono essere un aiuto?
«Sì, ma bisogna saperli usare. Prima c’era un giornalismo meno inquinato da tutti gli strumenti che invece abbiamo oggi. Il ruolo che ha il giornalista oggi è anche quello di farsi largo tra tutte queste distorsioni». (i.m.)

