Cannes saluta Moretti Il regista: «Il mio film racconta un’utopia» 

Il beniamino della Croisette presenta “Il sol dell’avvenire” «La destra fa la destra e la sinistra tornerà a fare la sinistra»

CANNES . Bentornato Nanni Moretti. La critica francese saluta il ritorno a Cannes del regista italiano con l’entusiasmo di chi abbraccia un amico un po’ perso di vista. Dopo l’ottima accoglienza per Rapito di Marco Bellocchio ieri a Cannes l’Italia è ancora protagonista con Il Sol dell’avvenire di Nanni Moretti, in gara per la Palma d'oro. Il film, un notevole successo in sala in Italia con un traguardo di 4 milioni di euro d'incasso ormai vicino, atteso con grande curiosità e accolto con lunghi applausi.
Moretti è amato dal festival – è il suo ottavo film consecutivo ad essere presentato qua – dagli spettatori francesi e in generale dalla stampa internazionale che lo ha messo sulla carta tra i favoriti. Per la verifica sulla prova per questo film che è una summa del Moretti pensiero, tanto amato quanto detestato, quasi a voler regalare al suo pubblico – sì Nanni ha un suo pubblico – quello che si aspettano da lui in termini di battute, situazioni, tematiche, bisognerà attendere oggi.
Intanto Ecce Nanni in un film pieno di malinconie (un tema ricorrente dopo aver visto Les feuilles mortes di Aki Kaurismaki adorato dalla critica), nostalgia senile nella sua storia agrodolce e commovente di un regista che non comprende più i metodi di lavoro dei suoi coetanei, viene lasciato dalla moglie e abbandonato dalla figlia. Un film in cui, ha ammesso ieri Moretti, «mi metto a nudo». Cannes per Nanni è abitudine ma non senza ricordi speciali come quando nel 1978 per Ecce bombo, «venni con una giacca gialla a quadretti comprata in un negozio dell’usato. Allora c’era la proiezione sulla spiaggia e nessuna etichetta e io ero nella più totale inconsapevolezza».
Respinta al mittente la domanda sulla giuria dove siede Julia Ducorneau, la regista che vinse la Palma con Titane nell’anno di Tre Piani cosa che lo fece commentare su twitter con una faccia horror – «Non trovo elegante fare domande sulla giuria, non posso rispondere», – Moretti sull’attualità politica ha detto solo che «la destra fa la destra, la sinistra piano piano ricomincerà a fare la sinistra» e sull'alluvione in Emilia Romagna ha sottolineato: «Sono stato colpito dall’energia e dall’intelligenza della gente, dalla loro mancanza di vittimismo e dal loro buonumore». A chi gli chiede poi se il Pci si fosse staccato da Mosca con l’invasione dell'Ungheria nel 1956 (come nel film si fantastica), il regista risponde: «Nel 2010 in un’intervista che feci a Pietro Ingrao glielo chiesi e lui mi fece sentire il più ingenuo degli ingenui, nel senso che era impossibile».
Il successo in sala de Il sol dell'avvenire, arrivato a quota 3,7 milioni di euro? «Avevo fatto, a fine produzione, un paio di proiezioni in salette minuscole e devo dire che rispetto a questo film, in cui mi metto a nudo, c'era stata buona accoglienza anche da parte dei giovani, nel senso che dava loro energia e consapevolezza di quello che si può fare con il cinema», ha risposto ancora Moretti.
Si può considerare questo film un lavoro sull'utopia? «Secondo me c’è bisogno di utopia, ma è sempre il percorso quello che conta, non bisogna mai considerare il cammino concluso». Quanto ai registi, preferiti, «mi piacciono quelli che fanno film costati davvero pochissimo e che non sono modaioli. Quegli stessi registi che poi ospito al Sacher (il suo cinema romano ndr)nella mia rassegna Bimbi belli». Infine sui settant'anni imminenti (li compie il 19 agosto) fa un annuncio : «Come li festeggerò? Tra dieci giorni ho le prove di uno spettacolo teatrale, è il mio debutto, su due piece di Natalia Ginzburg (due atti unici, Dialogo e Fragola e Panna, ndr). Per quanto riguarda il cinema invece non ho altre idee per il momento».
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