De Amicis: «Il Festival ha battuto il Covid» 

Il maestro: «Abbiamo dimostrato che lo spettacolo può ripartire. Amadeus si è fidato di me, Fiorello ci ha fatto stare bene»

L’AQUILA. «Il Festival appena concluso è la reale dimostrazione che con le giuste precauzioni il settore dello spettacolo può ripartire in sicurezza». Il maestro Leonardo De Amicis, tra i protagonisti a Sanremo non ha dubbi nel ripercorrere con soddisfazione i giorni trascorsi, una sfida importante dal punto di vista organizzativo.
Un’analisi che mette in primo piano le dinamiche del settore spettacolo, guardando dal punto di vista degli addetti ai lavori. «Il Festival 2021, quello della pandemia, è terminato«, scrive il direttore d’orchestra aquilano sui social. «Non mi soffermo sulle infinite difficoltà cui siamo andati incontro, ci vorrebbe una pagina intera solo per raccontarne una parte. Il fatto importante e straordinario è averlo fatto, riuscendo ad andare in onda». Per il musicista, la kermesse sanremese rappresenta un punto di svolta: «Abbiamo visto che si può ripartire», sottolinea, «mi riferisco alla musica, al teatro, al cinema ed a tutte le attività collaterali che coinvolgono maestranze, tecnici luci, audio, backliner, società di service audio e luci, autori, sceneggiatori, compositori, musicisti, registi, assistenti, sartoria, trucco e via dicendo. In questo momento sono tutti fermi, stremati, a terra». Le sue parole sono un omaggio agli addetti ai lavori: «Ecco, a loro, con il massimo rispetto, dedico il nostro lavoro come auspicio per una sana ed imminente ripartenza». L’accento del maestro è sui tanti mesi di stop. «Niente e nessuno», osserva, «dovrebbe fermare l’arte, la musica, la cultura delle arti tutte, da sempre accanto alle grandi civiltà evolute. Ringrazio indistintamente tutti i miei musicisti, della sezione ritmica e fiati che assieme alla sezione cori e alla compagine sinfonica di Sanremo hanno dato tutto per questa difficile prova. Grazie alla squadra audio Rai che ci ha supportato come sempre. Un grazie alla produzione tutta».
Nato a Roma nel 1963, De Amicis è cresciuto all’Aquila, studiando organo e pianoforte al conservatorio “Alfredo Casella”. È stato direttore artistico delle ultime edizioni della Perdonanza Celestiniana. Per il secondo anno consecutivo dirige i musicisti all’Ariston. Nel suo messaggio sui social non tralascia di ringraziare il suo staff, tra cui Mario Dennetta e il suo gruppo di lavoro, oltre a Mario Corvini e sua sorella Maria Cristina De Amicis «maestro sostituto e da sempre pilastro insostituibile dei miei lavori». Un grazie che, ancora una volta, va ad Amadeus e Fiorello. «Il primo», spiega, «straordinario professionista, ancora una volta si è fidato di me, mentre il secondo con il suo talento geniale ci ha fatto stare bene e sorridere ogni giorno». La pandemia, causa distanziamento e protocolli Rai, ha avuto impatto anche sull’organizzazione dell'orchestra, che ha avuto molto più spazio a disposizione, allargandosi a parte della platea vuota, trasformando così in qualche modo i musicisti in spettatori. «L’orchestra è un’entità che si muove, viva», si è trovato a dire De Amicis nei giorni scorsi. «Viviamo sia da orchestra che da coloro che osservano». L'Abruzzo ha vantato altri protagonisti al Festival, tra direttori d’orchestra (Enrico Melozzi di Teramo), cantanti che duettano con i big (Casadilego da Montorio) e anche ospiti (Gianluca Ginoble dl Volo da Roseto). Melozzi, peraltro, ha diretto le esibizioni dei Maneskin, gruppo vincitore: «Con loro c’è stato un vero cambio di passo», ha detto il maestro teramano. «Il Paese è paralizzato da un anno, la gente ha sentito il bisogno di dire “basta”. Da casa tutti hanno colto in loro la possibilità di cambiare tutto, di usciredal pantano. Anche far alzare i musicisti dell’orchestra è stato un segno di rottura».