Le voci dei protagonisti

Emanuele Satolli: «Oggi i droni colpiscono ovunque»

25 Ottobre 2026

FRANCAVILLA AL MARE

Emanuele Satolli, qual è il ruolo del fotoreporter oggi?

«Sempre più importante. Spesso si fa fatica a capire quali foto sono state manipolate e quali sono ancorate alla realtà. Il lettore si fida quando dietro c’è un professionista».

Vince l’autenticità.

«Fondamentale, soprattutto oggi che c’è un proliferare continuo di immagini da parte di chiunque attraverso i social network».

Quali sono i rischi odierni per chi fa giornalismo di guerra?

«A causa delle nuove tecnologie, che avanzano e mettono a repentaglio la nostra sicurezza sul campo, sono sempre maggiori. Da quasi cinque anni seguo il conflitto in Ucraina e in questi anni è cambiato il modo di fare la guerra per l’uso massiccio dei droni. Cambia proprio il modo di raccontare il conflitto».

In che modo i droni hanno cambiato il conflitto?

«Sono droni a corto raggio molto piccoli e agili che riescono a inseguirti ovunque. Se ti nascondi sotto un carrarmato, il drone riesce ad abbassarsi per poi esplodere».

Eppure si moriva anche prima sul campo.

«Si, la storia di Antonio ce lo insegna. Ma aggiungo, anche che prima si aveva un maggiore contatto con la realtà che invece ora si rischia di perdere. Antonio in Cecenia dormiva a casa dei civili per settimane. Si può fare ancora, ma in Ucraina se ti avvicini al fronte il rischio che non ne esci vivo è alto proprio perché i droni attaccano chiunque».

Come ti muovi in Ucraina?

«Vado in giro con un uomo della sicurezza. Limita di molto la libertà di movimento, che nel giornalismo di guerra è fondamentale».

Libertà che Antonio ha perso, ma non sono riusciti a zittirlo. Questo Premio lo dimostra.

«Riceverlo significa essere accostato agli alti valori che aveva Antonio sul giornalismo. Un motivo di orgoglio essere qui».  (i.m.)