Le voci dei protagonisti

Eric Salerno: «Un rischio guardare da vicino»

25 Ottobre 2026

FRANCAVILLA AL MARE

Eric Salerno, partiamo dal Premio Russo: cosa significa questo riconoscimento alla Carriera per lei?

«Sono felice di riceverlo. Io ho sempre stimato e rispettato i fotoreporter. Ho lavorato con alcuni di loro in Italia e all’estero e anche il loro è un mestiere pericoloso perché sono quelli che si avvicinano molto di più al rischio rispetto a un giornalista».

Lei ha raccontato decenni di crisi in Medioriente e nel mondo. Quanto è cambiato il mestiere del giornalista d’inchiesta?

«Oggi, fortunatamente, non ci sono molte vittime tra i giornalisti e i fotografi di guerra».

Lei ha raccontato di essersi ritrovato in situazioni violente suo malgrado.

«Con un gruppo di giornalisti italiani siamo andati a vedere una manifestazione di palestinesi e altri, che volevano andare a combattere in Iraq contro gli americani a favore degli iracheni».

Cosa è successo?

«Molti dei miei colleghi sono stati trascinati dentro la caserma, qualcuno è stato picchiato, nel mentre dei poliziotti mi sono saltati addosso con le pistole, io ero fermo vicino alla macchina con il mio autista. Forse sarei morto lì se la folla di manifestanti non fosse intervenuta. Questo mi ha fatto capire che il rischio è soprattutto per coloro che si avvicinano parecchio al pericolo».

Ma non si può raccontare la verità da dietro una scrivania.

«Quando facevo il cronista a Roma, ho sempre detto che il giornalista, e soprattutto l’inviato di guerra, non deve necessariamente avvicinarsi tanto per vedere una bastonata in testa a una persona da parte delle forze dell’ordine».

Secondo lei qual è l’errore storico o politico che l’Occidente ha ripetuto con il Medioriente?

«Cos’è l’Occidente? Bella domanda a cui non so dare risposta. Gli Stati Uniti e l’Europa da una parte e poi il resto... e il resto?».  (i.m.)