Fabrizio De Melis, l’aquilano nell’Orchestra dell’Ariston

L’intervista al violinista abruzzese: «Per i telespettatori il festival finisce all’una di notte, ma noi siamo in albergo verso le tre: un impegno grosso»
«Questo è il mio quarto Sanremo ed è sempre una grande emozione suonare con l’orchestra all’Ariston». Esordisce con entusiasmo il violinista aquilano Fabrizio De Melis, raggiunto al telefono dal Centro. Il maestro impegnato da più di un mese con le prove d’orchestra, prima a Roma e poi a Sanremo, glissa la fatidica domanda sul papabile vincitore o vincitrice del Leone del festival: «Non posso fare nomi». Eppure un nome glielo abbiamo strappato, senza che lui se ne accorgesse, Ermal Meta è forse tra i suoi preferiti. Anche il pronostico dell’IA lo pone tra i vincitori o comunque da alta classifica, insieme alla rivelazione di quest’anno, Ditonellapiaga, che divide l’Ariston e non solo tra critica e originalità.
Tanti big sul palco e tanti altri delle edizioni passate come Fiorella Mannoia, Max Gazzè, per citarne alcuni, hanno collaborato con il violinista De Melis. Diplomato in viola al Conservatorio Casella dell’Aquila e in violino al Braga di Teramo, ha proseguito la sua formazione con importanti maestri, primi fra tutti Piero Farulli e Augusto Vismara. Ha vinto prestigiosi concorsi. Ha collaborato con numerose orchestre italiane e internazionali, suonando in prestigiose sale e festival in tutto il mondo. Dal 1994 al 2008 è stato prima viola solista dell’Orchestra Regionale di Roma e del Lazio. Ennio Morricone, Nicola Piovani e Luis Bacalov figurano tra i celebri compositori con cui ha lavorato per la realizzazione delle colonne sonore di celebri film. Ha inciso per etichette come EMI, Sony Music e Stradivarius, distinguendosi anche nell’ambito della musica contemporanea. Primo violino in diverse trasmissioni Rai, per il quarto anno consecutivo all’Ariston.
Maestro cosa si prova ad essere un membro effettivo della prestigiosa Orchestra Sinfonica di Sanremo?
«È sempre una bellissima emozione per l’ambiente e l’atmosfera che si respirano. Far parte di un evento nazionale, come la settimana della moda a Milano, è qualcosa di unico!»
Lei è l’unico musicista abruzzese a Sanremo.
«Se parliamo dell’orchestra, composta da cinquanta elementi, e tenendo fuori il Maestro Melozzi e le varie maestranze, ci sono solo io dall’Abruzzo».
Dietro le quinte cosa accade?
«C’è molto movimento. Noi orchestrali abbiamo ritmi serrati: tre settimane di prove a Sanremo e prima ancora dieci giorni a Roma, per molte ore al giorno, anche nei giorni delle trasmissioni. L’impegno fisico è notevole».
Si dorme poco?
«Si, soprattutto in queste giornate, perché per i telespettatori il festival finisce intorno all’una di notte ma noi, dopo che ci prepariamo e mangiamo, arriviamo in albergo verso le tre. Non fai in tempo a dormire che ti devi alzare per tornare in teatro. Però si fa volentieri».
Quest’anno Carlo Conti ha voluto al suo fianco Laura Pausini. Cosa pensa di questa scelta?
«La Pausini è una grande professionista. Molto simpatica, come appare in televisione, sul palco, è nella realtà. Ed è stata una bella rivelazione come presentatrice».
Lo stesso può dire di Conti?
«Certo. Anche lui è tra i migliori professionisti italiani. È una persona alla mano».
Si fa spesso il confronto tra lui e il suo predecessore, Amadeus. Secondo lei quanto è cambiata la macchina sanremese con Conti?
«In realtà entrambi hanno dato largo spazio ai giovani, la differenza sta nella scelta del genere musicale».
Cioè?
«Con Amadeus si è dato risalto alla musica rap e trap. Mentre con Conti si è tornati al cantautorato».
E di Achille Lauro come co- conduttore cosa ci dice?
«Lui è un bel personaggio, una personalità interessante sia artistica che umana».
Veniamo alla domanda di rito. Chi sarà il vincitore quest’anno?
«Non posso dirlo. Noi dell’orchestra dobbiamo ancora votare, poi c’è il Fantasanremo… non posso esprimermi».
Neanche se le dico che i pronostici classici, quelli con le quote, danno per favorita Serena Brancale?
«La Brancale ha portato una canzone che mette in evidenza la sua vocalità importante. Ma ciascuno di loro, a suo modo, rappresenta la musica italiana, come per esempio Ermal Meta, un grande artista che ha uno spirito libero e mi ha fatto un’ottima impressione».
È il suo preferito?
«Non ho detto questo. Però personalmente lo sento vicino al mio modo di intendere la musica».
E in giro per la città cosa si fa?
«Non abbiamo tanto tempo per andare a spasso, ma Sanremo offre molte attività collaterali legate alla musica, ci sono convegni, conferenze, concertini. Ristoranti con dell’ottimo cibo e vino che la rendono viva e divertente. Infatti si riempie di gente da tutt’Italia. Ormai so che il biglietto del treno di ritorno lo devo fare mesi prima, altrimenti rischio di non trovare posto neanche per quello delle 6.45».
Concludiamo con l’omaggio della prima serata al Maestro Peppe Vessicchio?
«Vessicchio è stato la storia dei direttori dell’orchestra italiana. Ha lavorato con tutti. Una bellissima e grande persona. La sua mancanza si sente».

