Fuorto è Vincenzo il fratello dell’Arminuta «un puro che ha paura»

Il giovane attore sulmonese racconta l’esperienza sul set tra colleghi abruzzesi e non: «Ero il coach del nostro dialetto»
PESCARA. L’Arminuta, ossia “la ritornata”. La storia nata dalla penna di Donatella Di Pietrantonio, vincitrice del Premio Campiello 2017, si prepara a sbarcare sul grande schermo. Sono, infatti, terminate le riprese del film diretto da Giuseppe Bonito, tratto dal romanzo della scrittrice abruzzese. Della protagonista si conosce soltanto il soprannome: l’Arminuta. Ha 13 anni quando la sua vita viene improvvisamente sconvolta, il giorno in cui viene restituita a una famiglia di origine a cui non sapeva di appartenere. Abbandona, dunque, tutto ciò che era stato la sua vita fino a quel momento, per entrare a far parte di un mondo sconosciuto. Un mondo distante da quello che era abituata a conoscere, «estraneo e rude, che sembra appena sfiorato dal progresso» lo descrive Giuseppe Bonito nelle note di regia. La sceneggiatura porta la firma di Monica Zapelli e Donatella Di Pietrantonio. Nel cast, con Sofia Fiore, tredicenne vastese che interpreta la protagonista, e la piccola Carlotta De Leonardis di Spoltore, nei panni della sorella dell’Arminuta, Adriana, spicca un giovanissimo talento della nostra terra che promette di far parlare di sé. Andrea Fuorto, classe 1998, di Sulmona, ha prestato volto, corpo, voce, anima e cuore a Vincenzo, il fratello maggiore della protagonista. «Lessi il libro di Di Pietrantonio appena uscito, me lo consigliò mio padre. Me ne innamorai: dentro si sentivano tutti i sapori dell’Abruzzo. “L’Arminuta” è un romanzo che rimanda al sensoriale. I colori, gli odori che descrive ti portano nella realtà di un Abruzzo antico e vero», racconta Andrea Fuorto. «Vincenzo, un personaggio che ho amato tanto, è lo sconfitto della storia, quello che non ha mai avuto realmente un’opportunità nella sua vita. L’Arminuta gli fa scoprire che nel mondo c’è anche bellezza, questa ragazzina rappresenta quello che sarebbe potuto essere lui se non fosse nato in quella realtà, in quella famiglia, dove non c’è mai una carezza, dove non c’è ascolto, dove si mangia in silenzio e solo per soddisfare i propri bisogni corporali. La sorella che non aveva mai conosciuto porta bellezza e un modo di vivere completamente diverso dal suo. Per lei prova un amore puro: non la sente come una sorella, perché non l’ha mai vista per tredici anni. Ne rimane affascinato. Si innamora della capacità dell’Arminuta di vedere il bello negli altri. Come ha ben espresso Giuseppe Bonito, Vincenzo è un essere umano che ha un linguaggio ma non una lingua per esprimerlo; una frase che descrive molto bene gli abruzzesi. Siamo chiusi, rispecchiamo il nostro territorio».
Il suo personaggio, sottolinea Andrea, «è un puro. Può essere scambiato per il bello e dannato, ma io l’ho sentito come l’opposto: un ragazzo pieno di paura che cerca un modo per vivere e sentirsi felice, che scappa per sentirsi libero. L’Arminuta è la sua prima opportunità: vede un mondo che ha sempre sperato ci fosse e lo riconosce in lei». Fuorto si è accostato giovanissimo al mondo del teatro. Numerose le esperienze all’attivo, a cominciare dagli spettacoli diretti da Giampiero Mancini. Dal 2017 collabora con la compagnia stabile “Officine Solidali”, guidata da Federica Vicino. Frequenta la Scuola d’Arte Cinematografica “Gian Maria Volonté” di Roma. Ha partecipato alla terza stagione di “Suburra”. Sul set ad Andrea è stato affidato anche un altro compito: quello di coach linguistico. «Giuseppe non ha voluto mettere i sottotitoli, desiderava un film che potesse essere compreso e ascoltato dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Abbiamo lavorato sull’abruzzese, per renderlo fruibile e comprensibile, mantenendo la connotazione di abruzzesità. Suoni gutturali, molto stretti, consonanti che danno il ritmo di chiusura» spiega. «Nel cast ci sono anche attori non abruzzesi ed è stato interessante lavorare con loro su una lingua che amo da sempre». Andrea definisce “L’Arminuta” come «una bella avventura. È stato un film fatto con il cuore. Tutti credevano nella storia e nel progetto. Non avrei potuto sognare di meglio per iniziare».
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