Fuorto, dall’Arminuta a “La prima regola”: sono un cattivo fragile

10 Dicembre 2022

Il giovane attore sulmonese nelle sale con il film di D’Epiro «Ho scelto la scena applaudendo mio nonno a teatro»

SULMONA. Una scuola superiore di periferia, a pochi metri da un campo profughi detto “Lo zoo”. Un giovane professore bosniaco, Gabriele, è chiamato a tenere un corso di recupero per sei studenti difficili, sospesi per motivi disciplinari. Fuori, intanto, aumentano le tensioni con i migranti del campo. È in programmazione nelle sale italiane dal 1° dicembre “La prima regola”, film diretto da Massimiliano D’Epiro che vede tra i protagonisti un giovanissimo talento d’Abruzzo: l’attore sulmonese Andrea Fuorto accanto a Marius Bizau, Haroun Fall, Ileana D'Ambra, Luca Chikovani, Cecilia Montaruli, Antonia Fotaras, Fabrizio Ferracane, Darko Peric.
La pellicola è tratta dalla pièce teatrale “La classe” di Vincenzo Manna, coautore della sceneggiatura del film insieme con D’Epiro. Fuorto interpreta Nicolas, lo studente più problematico dei sei, con pregiudizi molto radicati. È lui ad avvertire il professore, appena arrivato, che lì dentro ci sono delle regole che vanno rispettate. La prima è: «Nessuno tocca nessuno».
Classe 1998, nonostante la giovanissima età, Andrea vanta già numerose esperienze artistiche, dal teatro al cinema, passando per le serie televisive. Ha debuttato con successo sul grande schermo, lo scorso anno, incarnando il personaggio di Vincenzo nel film “L’Arminuta” di Giuseppe Bonito, tratto dal bestseller premio Campiello della scrittrice abruzzese Donatella Di Pietrantonio.
Fuorto, chi è Nicolas?
Nicolas cresce in una realtà complicata, in questa periferia completamente dimenticata da tutti, in un ambiente dove è sempre “tutto sbagliato”, soprattutto con un odio verso il campo profughi, che lo ha accompagnato per tutta la sua crescita. Si riconosce negli ideali di estrema destra ma, più che essere guidato da questi, in realtà è mosso da un grandissimo senso di giustizia. Quando si deve rappresentare un “cattivo” si cerca la sua “crepa”, cosa lo muove, cosa lo spinge a fare quello che fa e a dire quello che dice: Nicolas si porta dietro un grandissimo dolore. Non si sente riconosciuto da niente e da nessuno, quindi prova a trovare il suo modo, ma in realtà vuole solo una carezza, un abbraccio. Una persona che gli faccia capire realmente come stanno le cose: una guida.
Com’è arrivato sul set di “La prima regola”?
Stavo girando “L’Arminuta” e mi è arrivata questa scena di 7 pagine, lunghissima, con due monologhi. Leggendo, mi sono subito innamorato di Nicolas per l’energia che aveva il personaggio, per il ritmo nelle battute. È stato molto interessante costruirlo, soprattutto cercare un punto per empatizzare con lui. Ho registrato il self-tape, è andato bene, sentivo di aver fatto un bel lavoro. Dopo due provini in presenza, ho iniziato a lavorare con Max e gli altri ragazzi. Abbiamo fatto delle prove come se fossimo in teatro, infatti sul set eravamo già pronti. Massimiliano D’Epiro è stato molto disponibile al confronto, a mettere del nostro nei personaggi: è stata un’esperienza artisticamente molto bella.
Quando nasce la sua passione per la recitazione?
Ho sempre avuto il sogno di recitare e mi sono sempre impegnato per poter far sì che si realizzasse e che diventasse il mio lavoro, oltre a essere il mio divertimento più grande, il mio gioco più grande e, naturalmente, la mia passione più grande. Guardavo i film e li imitavo, mi divertivo a riproporre le scene. Mi piaceva andare ad assistere alle prove di mio nonno che, una volta andato in pensione, sessantenne, ha iniziato a fare teatro amatoriale. Rimanevo affascinato da come la gente cambiava sul palco, che da timida diventava istrionica, diventava un’altra persona. Pian piano ho cominciato a capire che bisognava studiare per fare bene questo mestiere. Ho iniziato a frequentare lo Smo di Giampiero Mancini, a Pescara. Poi ho lavorato con Federica Vicino alle Officine solidali, dove ho avuto delle bellissime esperienze. Una volta terminato il liceo classico a Sulmona, mi sono trasferito a Roma, dove ho frequentato il laboratorio permanente di Alessandro Prete, per poi entrare alla Scuola d’arte cinematografica “Gian Maria Volonté”. Quando l’ho conclusa, sono ritornato da Alessandro perché mi piace tenermi sempre in movimento. Penso che anche l’attore dovrebbe sempre aggiornarsi su se stesso, per scoprire nuovi mondi, nuove idee, per crescere e continuare a crescere sempre di più.
Cosa c'è nel suo futuro?
L’anno prossimo uscirà un altro film, “Patagonia”, lo abbiamo girato questa estate. É diretto da Simone Bozzelli, questa è la sua opera prima come lungometraggio. Sono il protagonista e ne sono davvero felicissimo: è un film molto particolare, che mi rimarrà nel cuore. Il personaggio che interpreto è completamente diverso da Nicolas: è stato bello, dal punto di vista artistico, fare questo salto da una parte all’altra. Quello di “Patagonia” è stato un set fantastico, giovane, Simone ha una sensibilità fuori dal comune. Non vedo l’ora di poter condividere questa esperienza con tutti.
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