La band che scuote la politica tra satira pungente e vignette: sono tutti pazzi per i 99 Cosse

27 Febbraio 2026

Dalle imitazioni del sindaco alla critica cittadina, ecco chi c’è dietro il gruppo: «Ci lasciamo ispirare dall’attualità, ma il Consiglio comunale è meglio di Netflix»

PESCARA. Tra goliardia universitaria e satira politica, i 99 Cosse sono diventati la rassegna stampa dell’anima pescarese. Nati negli anni ’90 tra aule universitarie e parodie musicali, oggi raccontano la città, la politica e i suoi tic con una ironia affilata. Ma dietro le vignette al veleno che fanno il giro del web (e della città) c’è un gruppo affiatato di pescaresi, guidato da Michele Mastandrea, voce e conduzione radio. Ma sul palco non è solo: ci sono anche Fabrizio Camplone al basso, Angelika Davidova alla voce, Marco Di Pietro alla batteria. Poi ci sono Mr. Element, dj e regia radio, e per il radio show in onda sui social e YouTube William Gelsumino, Fausto Verdecchia e Lucio Rasetti. Tanti volti, tante personalità che Michele, ormai noto sul web per le sue passeggiate a Zanni con il cane Gilda, ben riassume.

E alla fine il Centro è arrivato da voi. Nel vostro radioshow avevate previsto questa intervista.

(ride) «Beh sì, fa molto piacere. Aspettare o non aspettare. Eccoci qui».

Ma chi c’è dietro i 99 Cosse?

«Ti devo fare tutto il pippone?»

Eh sì, il curriculum vitae.

«Siamo un po’ come una confraternita universitaria, come nei film: ci siamo conosciuti negli anni ’90 all’università di Pescara. Eravamo un gruppo di studenti della facoltà di Lingue che, di solito, ha una percentuale schiacciante femminile. Il che potrebbe anche sembrare un grandissimo vantaggio. Ci mancherebbe, non discuto. Però alla fine, per parlare di stupidaggini, dal pallone a certi generi musicali, ci si ritrova tra maschietti e si fonda un gruppo. Gli allegri “zuzzurelloni” che in tutte le università ci sono. Così abbiamo fatto il nostro gruppo: facevamo serate, studiavamo insieme e da lì abbiamo fatto musica, ma sempre in stile goliardico».

E poi?

«Di questo gruppo di cinque, sei persone sono rimasto solo io. La facoltà di Lingue ti porta a lavorare fuori e, alla fine, sono rimasto io. Poi si sono avvicinate altre persone e piano piano abbiamo cominciato a fare musica facendo parodie di canzoni già famose. Il nome “99 Cosse” è il riadattamento in abruzzese di un gruppo già esistente».

Ma dalla musica come siete finiti a parlare di città, politica e problemi quotidiani?

«Perché abbiamo raggiunto anche noi una certa età. A un certo punto la musica e il fatto di dover suonare reggono un po’ meno. Insomma, ci divertiamo e ci esprimiamo in altre maniere. Con l’avvento dei social è come se avessimo una piccola testata. Una persona che ho incontrato, scherzando, mi ha fatto forse uno dei più bei complimenti della storia dicendo: “La mattina quando mi sveglio e vado in bagno, apro Facebook e vedo cosa hanno pubblicato i 99 Cosse”».

Cioè, è come se fosse una rassegna stampa?

«Sì, infatti più che follower li chiamo lettori. Faccio dei piccoli monologhi sugli aspetti più grotteschi o simpatici della vita, poi a volte c’è l’ironia, a volte una piccola denuncia sociale o politica. È chiaro che molti di noi stanno da una parte, ma è anche vero che un’altra parte di noi sta anche dall’altra».

E da che parte state?

«Abbiamo un 60% di centrosinistra e pure due o tre destroni potenti. Quindi è chiaro che se uno oggi legge quello che fanno e scrivono i 99 Cosse si rende conto che siamo spostati più a sinistra, ma non per qualcosa: le cose che vediamo ci fanno pensare e riflettere. E lo facciamo nei confronti di chi in quel momento sta governando».

E la politica apprezza?

«Sì sì, con il sindaco Masci abbiamo un ottimo rapporto».

Come la vive questa somiglianza estetica a Masci?

«È vero, ma faccio delle splendide imitazioni. Poi lui dice: “Però sono più bello io”. Siamo come il doppio: il principe e il povero, la nemesi».

I suoi video si ambientano spesso nel suo quartiere, Zanni, dove ci sono la maggior parte delle sezioni in cui a Pescara si torna al voto.

«La mia sezione è l’unica dove non si vota. Stavo pensando proprio di fare un post ironico e dire: cioè, ma a Santa Filomena chi ci abbiamo mandato come presidente? Tipo primo giorno di lavoro».

Le sarebbe piaciuto rivotare?

«Guarda, un accollo di meno. Ma avrei riconfermato il mio voto».

E lo possiamo dire pubblicamente il suo voto?

«Ma sì. Simona Barba ha fatto un buonissimo lavoro come consigliera di opposizione e quindi, a ragion veduta, la rivoterei».

Qual è stato l’esordio dei 99 Cosse sui social?

«All’inizio sui video abbiamo lavorato ridoppiando i classici film o le serie già esistenti. Siamo figli di persone come Marco Papa e Vincenzo Olivieri, che parlavano dell’ambiente che li circondava facendo soprattutto comicità e umorismo».

Negli anni avete creato dei format: il podcast, i tic simpatici della pescaresità, Romanzo criminale trasformato in Romanzo comunale. Cos’è?

«Il consiglio comunale è meglio di Netflix. Da quando ho scoperto che c’è il canale YouTube del Comune di Pescara adoro vedermi la sera il consiglio. Ho scoperto che ci sono delle personalità stratosferiche, dei top player inconsapevoli, persone da cui puoi prendere grandi spunti. Sono in buona fede, ovviamente».

E chi vi dà più lavoro?

«Al momento il presidente del consiglio Gianni Santilli: è meraviglioso. A volte ce la fa, a volte non ce la fa più. Soprattutto il suo modo di rapportarsi con il consigliere Domenico Pettinari, i botta e risposta, il suo modo di parlare… a volte mi ricorda un po’ un siciliano».

Beh, sì, in aula gli scontri sono molto accesi.

«Guarda, se ti devo fare una piccola notazione critica: parlano solo da un lato. Dall’altro lato, cioè dalla maggioranza, mi sembra di vedere quando nei film western passano i rotoli di sterpaglia. Ti saprei dire nomi, cognomi, vita, morte e miracoli di quelli dell’opposizione, quasi tutti; mentre dall’altro lato non so nemmeno che faccia abbiano, perché intervengono molto poco».

Tra i vostri format ci siamo anche noi del Centro con i commenti sulle prime pagine.

«A parte il fatto che stiamo cercando di battere i pezzi al direttore per diventare noi i vostri vignettisti. Le vostre illustrazioni sono davvero ricche di spunti. Non è assolutamente una critica negativa. Un illustratore che esce sul quotidiano più diffuso d’Abruzzo non ha bisogno di riflettori: se stai lì è perché sei bravo. Ma noi lo facciamo per scherzare».

Ma dietro l’ironia c’è un grande lavoro. Come vi organizzate?

«Io porto avanti personalmente il grosso del lavoro creativo. Ma è tutto molto casuale: l’ordine del giorno è l’attualità. Poco fa stavo scrivendo un piccolo monologo sull’America, sugli Stati Uniti. Poi c’è Francesco, il nostro regista radiofonico, che è anche la persona che materialmente cura tutta l’organizzazione sui social. Poi ci sono altri che, per fortuna loro, sono persone serie».

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