Marianna Aprile al Fla: «Ottant’anni dopo il voto le donne in Italia sono tuttora discriminate»

22 Maggio 2026

La giornalista di La7 a Pescara per presentare il suo libro “La promessa”. Dal voto alle donne nel 1946 alle due leader della politica italiana

PESCARA. Secco il titolo, La promessa, volutamente privo di aggettivi. Un colpo di fulmine la copertina, con quella donna che sorride al fotografo, sola in un mondo di uomini. La promessa, spiega Marianna Aprile in dialogo con Vincenzo D’Aquino al MicHub di Pescara per raccontare del suo ultimo saggio, è quella fatta alle donne il giorno del primo suffragio femminile, conquistato nel 1946: «una promessa tra le italiane e la Repubblica, gravida di tante speranze», finita per essere di fatto una rivoluzione incompleta. Perché oggi siamo ancora lontani da una vera parità. «A partire dal gap salariale, dal carico di lavoro domestico», sottolinea la giornalista di La7. «Quante donne sono costrette a lasciare il lavoro per accudire i figli?».

Nel libro di Aprile, edito da Rizzoli e presentato ieri al Qui 365 Festival del Fla, ci sono le battaglie per l’emancipazione femminile, le conquiste che le donne italiane hanno strappato con le unghie e con i denti nel corso del Novecento e ci sono soprattutto le donne straordinarie che a quelle lotte hanno dato un volto, un corpo. «Grandi protagoniste di grandi vicende a volte dimenticate», in cui lei entra per narrare anche gli aspetti più personali. Ci sono le partigiane, «che finalmente ora abbiamo cominciato a raccontare», ma anche le ausiliarie della X Mas. Ci sono le ventuno elette all’assemblea costituente del 1946, con le loro posizioni ideologicamente diverse, ma accomunate da un progetto comune. «Donne che sapevano di scrivere la Storia a nome di tutte noi», ricorda la giornalista. «Non avevano solo un obiettivo comune, ma anche la consapevolezza di quest’enorme responsabilità. E pesavano le parole, perché sapevano che le loro valevano meno di quelle pronunciate dagli uomini»

Ci sono poi le femministe di sinistra, ma anche quelle di destra, come Annalisa Terranova, «in perenne rotta con Almirante», ride Marianna, ricordando le rivendicazioni femministe degli anni Settanta. «Perché tutte loro, da una parte e dall’altra, avevano gli stessi obiettivi». Il lavoro, la società da cambiare. «Gli anni Settanta furono un decennio straordinario, di conquiste. L’aborto, il divorzio». «Fu una stagione dell’ardore, ma per le femministe di destra quella stagione si concluse con una doppia sconfitta: in quanto donne e in quanto di destra. Praticamente sparirono senza trasmettere nulla alle generazioni successive e questo ci dice molto sulle due leader che abbiamo oggi».

Così si arriva alle due donne oggi ai vertici della politica italiana, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la segretaria del più grande partito di sinistra, Elly Schlein. È vero, due donne che guidano governo e opposizione sono innegabilmente una novità, ma troppe sono, secondo Marianna, le carenze nell’evoluzione sociale. «Le analogie e le differenze tra Meloni e Schlein?», chiosa. «Meloni ha fondato un suo partito, l’ha fatto a sua immagine e somiglianza. Probabilmente se se ne andasse – chessò – a fare la volontaria in Africa, il partito sparirebbe. Schlein il partito se l’è conquistato, ha dovuto convincere le persone che era all’altezza. E poi, prosegue, «basta vedere i titoli delle due autobiografie: una dice Io sono Giorgia, le mie radici, le mie idee, l’altra parla di una visione del futuro (il libro di Schlein si chiama L'imprevista. Un'altra visione del futuro, ndr ».

Preoccupante per l’autrice la disaffezione delle donne per le urne, iniziata negli anni Ottanta e frutto, sottolinea, «di un mix di ragioni, del declino dei partiti, di una certa stanchezza per le lotte che non portano a niente e anche di un po’ di edonismo». È comunque il segnale di una delusione per quella speranza che si è smarrita nella lunga e accidentata strada verso la parità.

«Quanta distanza c’è tra ciò che è scritto nelle leggi e ciò che accade davvero nelle vite delle donne?», si chiede Aprile. «Come la legge sull’aborto, che oggi si aggira tranquillamente in tante regioni, per l’obiezione di coscienza dei medici. Basta nascere nel posto sbagliato e non si hanno più diritti». La sensazione, continua, è che i diritti delle donne siano oggi minacciati. «I diritti danno fastidio e dà fastidio la libertà, la richiesta di libertà e di diritti». Ma Aprile vuole terminare con una nota di speranza. «Se siete così tanti di giovedì pomeriggio per parlare di libri, allora va bene», è il suo saluto a Pescara.

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