Sanremo 2026, le pagelle della seconda serata: Opera di Patty Pravo una gemma. Lda e Aka7even: una noia mortale

Tempo di Sanremo, tempo di pagelle. Dopo le prime due serate si può già stilare un bilancio sulle canzoni dei Big in gara a questa 76esima edizione
SANREMO. Tempo di Sanremo, tempo di pagelle. Dopo le prime due serate si può già stilare un bilancio sulle canzoni dei Big in gara a questa 76esima edizione. Per il momento ci concentriamo sui quindici brani di ieri sera.
BAMBOLE DI PEZZA: 8 Le Bambole di Pezza si avvalgono della direzione d’orchestra di Enrico Melozzi, teramano doc: la loro Resta con me è una ballad potente, interessante contraltare rispetto all’usuale punk rock cui ci hanno abituato, una canzone sulla sorellanza che merita un prosieguo importante dopo l’esperienza festivaliera.
CHIELLO: 7 Ti penso sempre ha un incedere gradevole che colloca il giovane artista lucano tra le sorprese più interessanti di quest’anno.
DARGEN D’AMICO: 6 In un modo o nell’altro lui la sfanga sempre, riuscendo a regalarci tormentoni orecchiabili che ti entrano in testa e non vanno più via.
DITONELLAPIAGA: 6 Ci aspettavamo di più da Che fastidio!, un pezzo per il quale l’Abruzzo fa il tifo dal momento che conta tra i suoi autori il loretese Edoardo Ruzzi. Peccato, ma merita comunque la sufficienza.
ELETTRA LAMBORGHINI: 5 Voilà non è Musica (e il resto scompare), che la cantante e conduttrice televisiva aveva presentato nel 2020. Passo falso. Non basta un inciso come “E allora viva viva viva la Carrà” per risollevare la situazione.
ENRICO NIGIOTTI: 7 Il cantautore livornese conquista i cuori con Ogni volta che non so volare, dove il pianoforte la fa da padrona andando a disegnare trame sonore delicate. Il resto lo fa un crescendo convincente sul quale si incastra bene la parte orchestrale.
ERMAL META: 5 Bello e condivisibile il messaggio contenuto nel testo, ma la parte musicale di Stella stellina si rivela il punto debole: quel ritmo folk malinconico che vuole richiamare atmosfere e sonorità orientali non funziona e risulta poco digeribile. Apprezzabile il tentativo, ma a questo giro per noi è un no.
FEDEZ & MARCO MASINI: 9 Male necessario si candida seriamente alla vittoria finale. Masini è una garanzia, e ancora una volta sfodera una grande performance vocale. Fedez, ormai smessi i panni dell’influencer, prosegue nel percorso di riappropriazione della sua veste di cantante (è persino andato a lezione dal vocal coach Luca Jurman per prepararsi al meglio) e risulta convincente. A Sanremo possono accadere anche i miracoli.
FULMINACCI: 7 L’anno scorso avevamo Brunori Sas, quest’anno c’è lui a tenere alta la bandiera del cantautorato di qualità. Stupida sfortuna è un pezzo sincero ed elegante, scritto bene ed eseguito anche meglio.
J-AX: 7 In passato, da solista, ha fatto decisamente di peggio. Anche per questo la svolta country con Italia starter pack non va criticata, anzi: Aleotti dimostra di avere ancora qualcosa da dire, e non è roba da poco.
LDA E AKA7EVEN: 4 Poesie clandestine è, e resta, una noia mortale. Anche meno, grazie.
LEVANTE: 7 Sei tu è il classico brano dall’ampio respiro romantico che in un contesto come quello dell’Ariston non stona mai. Se poi a interpretarlo è una vocalist che non sfigura e fa adeguatamente il proprio dovere, il giudizio non può che essere positivo. Brava.
NAYT: 5 Presentare in gara canzoni come Prima che dovrebbe essere vietato dal regolamento.
PATTY PRAVO: 8 Ecco come si fanno correttamente le cose. Opera è una gemma preziosa e merita come minimo il Premio della Critica. Punto.
TOMMASO PARADISO: 7 I romantici viene penalizzata da un’esecuzione non ottimale ma funzionerà nell’airplay durante i prossimi mesi.

