Sanremo 2026, le pagelle: svetta la ‘Magica favola’ di Arisa. Da Malika ci aspettavamo di più

I voti della terza serata: Maria Antonietta e Colombre sono i nuovi Coma Cose, più duraturi e con l’alchimia che sul palco si vede
PESCARA. Dopo aver analizzato i primi quindici Big in gara a Sanremo 2026 completiamo il quadro, in attesa della serata cover prevista oggi.
SERENA BRANCALE: 8
Qui con me è una struggente dedica alla madre scomparsa. Un brano commovente (e la stessa Serena si è comprensibilmente commossa). Per chi se la ricorda in gara al Festival del 2015, questa è forse la vera Brancale, che tutti dovrebbero conoscere. Senza voler mancare di rispetto al percorso professionale intrapreso con Baccalà e Anema e core, è in questi territori musicali – più raffinati – che la cantante pugliese riesce a esprimere appieno il potenziale, facendosi apprezzare come una delle artiste più valide della sua generazione.
TREDICI PIETRO: 6
Al di là del fatto che quando lo guardiamo, a causa del taglio degli occhi, viene spontaneo canticchiare Fatti mandare dalla mamma, il suo Uomo che cade è un interessante rap carico di personalità, con tanto di inciso cantato dal chiaro respiro melodico. Compitino ben eseguito, si merita ampiamente la sufficienza. Papà Gianni Morandi ne sarà lieto.
MARIA ANTONIETTA
E COLOMBRE: 8
Sono i nuovi Coma Cose, magari più duraturi visto che stanno insieme da quindici anni. Non è nostra intenzione portare sfortuna, ma di sicuro la loro alchimia sul palco si vede e si sente. E il pezzo in gara, La felicità e basta, beneficia di tutta questa energia positiva.
SAYF: 4
Canta Tu mi piaci tanto. Purtroppo non ci sentiamo di ricambiare. A ogni modo, come se avessimo accettato.
RAF: 8
Per lui un grande e meritato ritorno sul palco dell’Ariston. Ora e per sempre è una dolce dichiarazione d’amore alla moglie, l’ex showgirl Gabriella Labate. Il signor Riefoli è in forma, e non solo perché non dimostra affatto i suoi 66 anni. Dorian Gray.
MARA SATTEI: 6
Le cose che non sai di me sono, evidentemente, tante. E faremmo volentieri a meno di conoscerle. Da lei abbiamo sentito di meglio: per questa volta passi, ma non diventi un’abitudine.
SAMURAI JAY: 4
Ha scelto di interpretare un brano che si chiama Ossessione. Ecco, appunto. Il titolo è già tutto un programma. Per carità.
MALIKA AYANE: 6
Animali notturni è ballabile e ruffiana, con quegli ormai usuali riferimenti alla disco anni ’70, ma in chiave moderna, che da qualche tempo dominano un certo ambito pop. Ritmo coinvolgente, impossibile stare fermi. Noi però preferiamo Malika in altre vesti, dove è in grado di rendere di più (vedi alla voce Ricomincio da qui).
MICHELE BRAVI: 5
Prima o poi, nonostante abbia tutte le premesse per decollare, rimane sempre ai nastri di partenza. Potenziale inespresso.
ARISA: 9
In Magica favola sfodera come sempre il suo vibrato incantevole, da usignolo, unito a una modulazione straordinaria, al tempo stesso delicata e precisa. Voce troppo spesso sottovalutata.
LUCHÈ: 6
Parafrasando gli inglesi non è la nostra tazza di tè, ma il suo talento è innegabile e in Labirinto emerge tutto. Tanto ci basta per riconoscergli il minimo sindacale.
FRANCESCO RENGA: 7
Con Il meglio di me strizza l’occhio a metriche moderne che non fanno troppo per lui, ma riesce comunque a cavarsela egregiamente. Rispetto.
EDDIE BROCK: 5
Avvoltoi è un pezzo confusionario, non di certo memorabile. Occasione sprecata.
LEO GASSMANN: 7
Ascoltandolo senza pregiudizi, bisogna riconoscere che canta bene e il suo Naturale è gradevole. Nulla da eccepire.
SAL DA VINCI: 5
Per sempre sì sarà gettonatissimo ai matrimoni e ai gender reveal party, ma in questa sede ne facciamo volentieri a meno.

