L’intervista a Di Pillo: «Malattie allergiche in aumento, ecco perché i bimbi sono esposti»

Parla la responsabile del Centro regionale di allergologia e pneumologia pediatrica. Confronto all’Ud’A sabato 21 marzo. I consigli per una più attenta prevenzione
CHIETI. Le malattie allergiche e respiratorie pediatriche negli ultimi decenni sono aumentate in modo talmente significativo da essere diventate una delle principali cause di patologia cronica nell’infanzia. Asma, rinite allergica, dermatite atopica e allergie alimentari interessano oggi una quota crescente della popolazione pediatrica e rappresentano un rilevante problema di salute pubblica. Proprio di questo si discuterà nel corso scientifico “Casi clinici interattivi in pneumo-allergologia pediatrica” che richiamerà sabato 21 marzo nell’ateneo d’Annunzio di Chieti pediatri, allergologi e pneumologi da tutta Italia. L’iniziativa, presieduta dalla professoressa Stefania La Grutta, presidente della Società italiana malattie respiratorie infantili, è coordinata dal professor Francesco Chiarelli, direttore della Clinica pediatrica teatina, e dalla dottoressa Sabrina Di Pillo, responsabile del Centro regionale di allergologia e pneumologia pediatrica, insieme alla sua équipe. Proprio a quest’ultima abbiamo chiesto di fare il punto sulla situazione attuale.
Dottoressa Di Pillo, sono sempre di più i bambini con allergie e asma.
«Sì, i dati epidemiologici delle malattie allergiche sono in costante aumento, rappresentando oggi la più frequente patologia cronica dell’età pediatrica. Questi dati indicano che in Italia l’asma bronchiale interessa circa il 10% dei bambini e adolescenti; la rinite allergica colpisce il 15-20% della popolazione pediatrica; la dermatite atopica è presente in circa il 15-20%, con esordio spesso nei primi anni di vita; le allergie alimentari hanno una prevalenza stimata tra il 6 e l’8% nei bambini. Nel complesso si stima che circa un bambino su tre possa sviluppare almeno una manifestazione allergica durante l’età pediatrica».
Tra le cause principali c’è anche l’esposizione alle polveri sottili?
«L’aumento delle malattie allergiche è il risultato di una complessa interazione tra predisposizione genetica e fattori ambientali. Tra questi, l’inquinamento atmosferico: l’esposizione a particolato fine e ad altri inquinanti atmosferici è associata a un aumento dell’infiammazione delle vie respiratorie e a una maggiore sensibilizzazione agli allergeni. E poi, la cosiddetta Ipotesi dell’Igiene, la riduzione dell’esposizione a microrganismi nei primi anni di vita – legata a cambiamenti nello stile di vita e a una maggiore urbanizzazione – potrebbe favorire lo sviluppo di malattie allergiche. L’alterazione del microbiota, dovuta a fattori come parto cesareo, uso precoce di antibiotici, ridotto allattamento al seno e cambiamenti nella dieta possono modificare il microbiota intestinale, influenzando la maturazione del sistema immunitario. Infine, i cambiamenti nello stile di vita come sedentarietà, obesità infantile e modificazioni della dieta sono stati associati a un aumento dell’infiammazione cronica e del rischio di asma».
Esistono delle strategie di prevenzione da mettere in campo?
«È questo uno degli obiettivi principali della pediatria. Le evidenze scientifiche suggeriscono alcune strategie preventive fondamentali: allattamento al seno nei primi mesi di vita; introduzione appropriata degli alimenti durante lo svezzamento; riduzione dell’esposizione al fumo di sigaretta; miglioramento della qualità dell’aria indoor; controllo degli allergeni domestici come acari e muffe».
Sul fronte delle terapie ci sono delle novità?
«Negli ultimi anni sono state introdotte nuove strategie terapeutiche con farmaci biologici soprattutto per l’asma grave, l’orticaria cronica e la dermatite atopica grave già dai primi anni di vita, permettendo una riduzione della sintomatologia clinica e un netto miglioramento della qualità della vita».
Anche le infezioni respiratorie rappresentano una delle principali cause di malattia nei primi anni di vita.
«Il virus respiratorio sinciziale (VRS, ndc) è responsabile della maggior parte delle bronchioliti nei lattanti ed è una delle principali cause di ricovero nel primo anno di vita. Grazie all’introduzione anche in Abruzzo del Nirsevimab per tutti i nuovi nati, anticorpo monoclonale antiVRS, si è assistito negli ultimi mesi ad una riduzione dell’80% dei casi di infezioni respiratorie delle basse vie e di conseguenza dei ricoveri ospedalieri».
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