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Vasto. Vetrine vuote e cartelli vendesi. La città si interroga sul borgo

15 Marzo 2026

La Confcommercio propone il rilancio dei distretti urbani, ma con l’intervento della Regione. Il consorzio dei commercianti: «Problema urgente». E c’è chi accusa la politica e propone la serrata

VASTO

Chiudono i negozi, diminuiscono i residenti, ma aumentano i Bed & breakfast. C’è un fenomeno complesso e multifattoriale dietro lo spopolamento del centro storico che da cuore “pulsante” della città, ha perso negli anni la sua attrattività ed oggi si presenta vuoto ed inanimato, ad eccezione del fine settimana.

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Nel 2025 nel borgo antico hanno chiuso i battenti due attività storiche: Melle in galleria, l’esclusivo negozio di abbigliamento uomo presente nella Galleria De Parma e Tessuti e biancheria Canci di via Naumachia, gestito dalla omonima famiglia da tre generazioni. Di recente hanno abbassato le saracinesche Lu Furnarille di corso Plebiscito - che per un secolo ha sfornato dolci tradizionali e prodotti tipici – e un negozio di abbigliamento nel centralissimo corso De Parma. Vetrine vuote e cartelli con la scritta “Vendesi” raccontano storie di famiglie vastesi che, di generazione in generazione, hanno creduto nel centro storico e lo hanno aiutato a vivere. Oggi si assiste alla sua desertificazione senza un progetto strutturato per invertire la rotta, nonostante si parli tanto di riqualificazione e valorizzazione.

«È un fenomeno comune anche ad altre città di medie dimensioni, che va inquadrato in un contesto generale», sostiene Marco Corvino, presidente del consorzio Vasto in Centro, «i fattori sono tanti e complessi e fra questi c’è sicuramente la vendita on line che ha penalizzato tante attività. Noi cerchiamo di fare il nostro meglio, ma evidentemente non è sufficiente. Non so quali possano essere gli strumenti giusti per invertire questa tendenza, ma è un problema che va affrontato». I commercianti che resistono sono a dir poco amareggiati. «Il centro storico è in completo abbandono perché è scomparso da tempo dall’agenda politica», è l’accusa di Lino Checchia, titolare in corso De Parma dell’ottica che porta il suo nome, «sono decenni che il vecchio borgo si trova in queste condizioni, senza che si intravedano soluzioni all’orizzonte. Io personalmente sarei propenso ad organizzare iniziative forti, come ad esempio una serrata».

Confcommercio che proprio ieri è intervenuto sulla desertificazione dei centri storici ha rilanciato i distretti del commercio. «È un fenomeno preoccupante e sotto gli occhi di tutti che va arginato con politiche mirate», dice Riccardo Padovano, presidente della Confcommercio di Pescara, che propone il “Progetto Cites” le cui direttrici sono la rigenerazione dello spazio pubblico, patti locali per la riapertura dei negozi sfitti, politiche per il commercio locale più efficaci grazie all’uso di tecnologie digitali. «Ma non basta: occorre l’intervento della politica regionale, attraverso una legge che promuova e finanzi la nascita dei distretti urbani del commercio», aggiunge Padovano, «l’unica strada per avviare una valorizzazione territoriale innovativa ed integrata in cui il commercio deve agire come efficace fattore di aggregazione in grado di attivare dinamiche economiche sociali e culturali». Confcommercio ha presentato una proposta di legge regionale per i Distretti del commercio e lo ha consegnato alla Presidenza della Regione.