Sanremo, il sipario cala sullo show: ecco i nostri flop e top

Per una Pausini che il palco se lo prende da sola, c’è una Irina Shayk che riporta ai tempi della valletta bella e muta. E il 7 e il 14 marzo arrivano altre due serate della kermesse
SANREMO. Cala il sipario sul più grande spettacolo musicale d’Italia, dove, cascasse il mondo, “the show must go on”. Spirano i venti di guerra, morte al tiranno, il mondo brucia, ma nulla intacca la leggerezza dell’Ariston. Surreale. Come surreale è stato accogliere su quel palco, tra una rima baciata e uno sbuffo di lustrini e paillette, uno spaesato Gino Cecchettin, padre di Giulia. Alle sue spalle i nomi delle trecento donne uccise in Italia da compagni, fidanzati, mariti, tra cui quello di sua figlia; di fronte, una platea distratta e distrutta dalle ore di diretta, pronta a rianestetizzarsi con coretti e cotillon. Così si paga la “tassa” alla questione femminile, così si mettono a tacere chiacchiere e coscienze, in questa ennesima edizione con poche donne in gara e qualche polemica a tema.
Per una Laura Pausini che il palco se lo prende da sola, c’è una Irina Shayk che ci riporta ai bei tempi della valletta bella e muta. E se il Prima Festival è stato affidato a tre donne – Ema Stokholma, Carolina Rey e Manola Moslehi – a rimettere bene in chiaro i ruoli ci pensano le riprese in puro stile “Miss Italia”, al ralenti, piedi-coscia-seno-testa, con cui vengono accolte sul palco dell’Ariston nell’ultima serata.
Uno stacco di coscia notevole, beata lei, ce l’ha Ditonellapiaga, una delle rivelazioni di questo Sanremo. Vincitrice della serata cover con uno strepitoso duetto in compagnia di TonyPitony, è arrivata anche terza nella classifica generale con il suo Che fastidio!, ironico e intelligente testo sulle note elettropop dell’abruzzese Edoardo Ruzzi.
Sul trono, ormai lo sanno tutti, è salito Sal Da Vinci con un’esplosione di gioia incontenibile che ha finito per conquistare anche quelli che non aveva già conquistato con il suo cantabilissimo (ma non indimenticabile) pezzo. Ma ad appena un soffio c’è Sayf, classe 1999, genovese con radici tunisine, con il suo orecchiabile Tu mi piaci tanto. Anche qui un testo intelligente, impegnato, nascosto dietro un ritornello leggero che resta in testa. Sorriso accattivante e modi da bravo ragazzo, conquista giovani e mamme, nonostante le treccine. Lui, la mamma l’ha portata perfino sul palco, ma in quella «canzonetta», come canta lui stesso, c’è la sua visione della nostra Italia, tra politica corrotta, manganellate in piazza, l’eredità di Berlusconi e la poesia di Tenco.
Così, a volo d’angelo, prendendo in prestito proprio i titoli di Ditonellapiaga e di Sayf, ecco il resto della kermesse.
Ci sono piaciute tanto l’unico innesto veramente non sanremese: le Bambole di pezza, una rock band interamente femminile. Nonostante la loro stessa presenza al Festival sia la testimonianza vivente del predominio maschile, in conferenza stampa devono rintuzzare gli appunti di un giornalista a dir poco inopportuno, che ci tiene a fare una lezioncina sul patriarcato che “veramente non c’è”.
Ma che fastidio la comicità da scuola media di Alessandro Siani, le cui battute facevano ridere solo Carlo Conti. E che fastidio l’intervento di Vincenzo Schettini, che ammonisce i ragazzi sull’uso esagerato dei social, proprio lui che su YouTube ci ha fatto una fortuna.
Ci è piaciuto tanto Fulminacci, per Stupida sfortuna – il cantautorato al suo meglio – ma anche per la banana-microfono con cui scherza sul playback di Domenica In.
Ci piacerà tanto Stefano De Martino? Vedremo. Intanto, ma che fastidio, si è persa un’altra buona occasione per passare il timone a una donna: magari a una Elisa, a una Giorgia, che di musica ne capiscono pure. Oppure, chessò, a una Geppi Cucciari. Per dire.
Il sipario scende, il testimone passa ora a radio e piattaforme, vero momento della verità per le trenta canzoni in gara. A noi cosa resterà? Per non farci mancare nulla altre due appendici di Sanremo sabato 7 e 14 marzo su Rai1. Poi, forse un ritornello in testa, ma capolavori da portare negli anni a venire? Probabilmente no.
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