Acqua potabile in Africa grazie alla Gran Sasso spa

12 Ottobre 2016

Realizzato un acquedotto che collega due sorgenti a Ryarusera, in Burundi Di Benedetto: «Serviamo ospedale, scuole, parrocchia e centro mestieri»

L’AQUILA. C’è un villaggio in Burundi, a 2mila metri di quota, dove fame e miseria si leggono negli occhi della gente. Per lo più bambini e ragazzi, costretti a fuggire dalla guerra. Da una realtà dove a mancare è la speranza nel futuro. A Ryarusera, 10mila abitanti, nel cuore dell’Africa, da qualche giorno è arrivata l’acqua potabile grazie a un progetto che porta la firma dell’associazione non governativa “Dapadu”, acronimo di “Dalla parte dei più deboli” e della Gran Sasso Acqua spa. La società aquilana ha contribuito, acquistando tutto il materiale necessario, alla realizzazione di un acquedotto che collega le sorgenti di Rutemba 1 e Rutemba 2 al centro di Ryarusera. I lavori, realizzati in economia con manovalanza del posto, sono stati finanziati da Dadapu.

«Abbiamo provveduto alla realizzazione delle opere di catpazione dalle sorgenti in quota», spiega Americo Di Benedetto, presidente della Gran Sasso Acqua, «alla costruzione dei serbatoi per l’accumulo di acqua e la posa in opera dei tubi in Pvc per il trasferimento dell’acqua nel centro abitato, a servizio dell’ospedale, delle scuole, della parrocchia e del centro mestieri. Noi abbiamo fornito il materiale, l’associazione Dadapu ha finanziato i lavori».

L’acquedotto di Ryarusera è inserito in un più ampio progetto che è all’attenzione dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite, sotto l’egida dell’Unicef. Iniziati il 30 giugno scorso, i lavori sono stati portati a termine il 28 settembre. Figura-chiave del progetto, il missionario Enzo Chiarini, di Dapadu, che da quarant’anni presta la sua opera in Africa.

«La nostra azienda» sottolinea Di Benedetto, «ha voluto ritagliare uno spazio per la solidarietà, contribuendo alla realizzazione di un’opera completa e funzionale, indispensabile per la vita del paese». Angelo D’Eramo, ingegnere, segretario dell’associazione Dapadu Abruzzo, racconta come «prima della realizzazione dell’acquedotto, i bambini di Ryarusera fossero costretti a percorrere oltre tre chilometri al giorno per raccogliere l’acqua potabile. La condotta, che dalle due sorgenti arriva nel centro abitato, è lunga tre chilometri e mezzo. Oltre alle opere di captazione delle acque abbiamo costruito i pozzetti lungo tutto il tracciato, il serbatorio a monte del paese e tre fontane vicino all’ospedale, alle scuole e alla chiesa».

«Un’opera indispensabile per la sopravvivenza degli abitanti del popoloso villaggio», la definisce D’Eramo. «Qui fame e guerre sono storia di tutti i giorni», afferma, «l’80 per cento della popolazione è costituita da bambini e ragazzi sotto i 20 anni. Gli altri scappano o muoiono per le condizioni di vita insostenibili. Contribuire a migliorare la situazione, fornendo acqua potabile, significa dare una speranza nel futuro a questi popoli».

Il progetto umanitario, che è stato portato a termine grazie all’intervento del missionario Enzo Chiarini che ha seguito le diverse fasi di esecuzione, si pone anche come start-up per la Gran Sasso Acqua: l’intento è quello di proseguire nel programma di implementazione del servizio idrico in Africa.

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