Affitti «gonfiati» all’Università, indaga la Corte dei conti

18 Dicembre 2015

L’AQUILA. L’ex rettore, Ferdinando di Orio, e l’ex direttore generale, Filippo Del Vecchio, dell'Università dell’Aquila, sono sotto inchiesta della Procura della Corte dei conti sulla vicenda dei...

L’AQUILA. L’ex rettore, Ferdinando di Orio, e l’ex direttore generale, Filippo Del Vecchio, dell'Università dell’Aquila, sono sotto inchiesta della Procura della Corte dei conti sulla vicenda dei presunti affitti gonfiati stipulati dall’ateneo aquilano dopo il terremoto per ricollocare alcune facoltà per alcuni mesi.

Si tratta del filone contabile parallelo al processo penale che si sta svolgendo al tribunale dell’Aquila che vede come imputati due ex vertici e un impreditore, Marcello Gallucci, che ha affittato lo stabile della ex Optimes.

Di Orio e Del Vecchio sono stati ascoltati nei giorni scorsi dai magistrati contabili ai quali hanno consegnato due memorie molto corpose. Nei prossimi mesi la Corte dei conti dovrà decidere se citare a giudizio i sospettati oppure archiviare.

«Si è dovuto agire in fretta per le incombenze post terremoto e ricollocare in fretta le facoltà», spiega il difensore di Del Vecchio, l’avvocato Stefano Rossi, «si è dovuto ricercare un immobile e, secondo la commissione costituita da tecnici e amministrativi dell’ateneo, l’immobile scelto era idoneo a essere messo in funzione per i corsi di ingegneria nel mese di ottobre. C’erano anche altre proposte, ma sarebbero state pronte molto più tardi, una dopo due anni, e inoltre gli spazi non erano idonei». L’avvocato rivela che la Corte dei conti avrebbe superato il problema dei canoni; resta da chiarire se è stato congruo l’onere sostenuto dall’Università rispetto ai lavori di adeguamento.

«In tal senso Del Vecchio ha chiarito ai magistrati», spiega ancora Rossi, «di aver interrotto i pagamenti una volta toccata la somma che l’ufficio tecnico ha ritenuto congrua per le esigenze dell’Università». Nel corso delle varie udienze penali è stato ribadito il concetto che i ritardi avrebbero potuto far traslocare le facoltà in altre città con il rischio di non vederle più tornare nel capoluogo.

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