Affitto concordato, aperta un’indagine

24 Maggio 2016

Esposto in Procura: in una casa per due persone ne sono state mandate cinque incassando dallo Stato doppia pigione

L’AQUILA. Se le accuse contenute in un esposto inviato alla Procura della Repubblica fossero confermate saremmo di fronte a una vera e propria “cresta” anche sugli affitti concordati. Per adesso è stata aperta una indagine, affidata alla Forestale e il Pm che se ne sta occupando ha chiesto una consulenza tecnica per sbrogliare la matassa. Al centro dell’indagine c’è Europa risorse che nei mesi immediatamente successivi al sisma diede vita a un fondo immobiliare che acquistò alloggi e villette, fino ad allora invendute, per darle agli sfollati. La pigione è stata pagata (per almeno cinque anni) dal Comune, con i fondi statali. L’affitto era stato stabilito da una ordinanza, la 3769, del 15 maggio 2009 che quando fu emanata riguardava solo la possibilità da parte di privati che avevano in Abruzzo una casa sfitta, di darla in locazione a canone concordato a una famiglia sfollata. Fu nel settembre 2009 che con altra ordinanza fu data la possibilità a fondi immobiliari di acquistare alloggi dai costruttori aquilani e offrirli in locazione ferme restando le cifre stabilite a maggio. Ma cosa diceva l’Opcm 3769? Ecco la parte che ci interessa: monolocale 2 posti letto circa 30 metri quadrati fino a 400 euro al mese; bilocale minimo 3 posti letto circa 50 metri quadrati fino a 500 euro al mese, trilocale minimo 4 posti letto circa 60 metri quadrati fino a 600 euro al mese, quadrilocale minimo 5 posti letto circa 80 metri quadrati fino a 800 euro. Nel caso finito all’attenzione della magistratura Europa Risorse compra da una ditta aquilana (molto nota) alcuni edifici. Uno di questi viene affittato a una famiglia di 5 persone (800 euro al mese). Ma in realtà quella casa poteva ospitare non più di due persone. Il “trucco” – scoperto quando l’affittuario avrebbe voluto, nel 2015, comprare l’appartamento – stava nel fatto che «l’intero secondo piano dell’edificio» è scritto nell’esposto «che è stato consegnato al denunciante come abitabile risulta essere destinato a locali di sgombero, il locale posto al primo piano destinato a centrale termica posto al centro dell’edificio è stato trasformato in una cucina, le differenze fra il titolo edilizio e lo stato dell’immobile appaiono evidenti dal confronto fra la planimetria catastale e quella allegata al verbale redatto all’atto della immissione in possesso (quando cioè nel febbraio 2010 partì l’affitto concordato ndr)». Per farla breve: una casa che poteva ospitare (in base al progetto originale) due persone ne aveva in realtà ospitate cinque. L’affitto che doveva essere di 400 euro in realtà per anni è stato del doppio. Chi doveva controllare? Sulla carta il Comune che pagava l’affitto. In verità in quel periodo (2009-2010) la parola “controllo” era stata cancellata dal vocabolario italiano-aquilano.